Brescia
4:08 pm, 13 Novembre 23 calendario

Piazza della Loggia, rinviato a giudizio Roberto Zorzi. Sarà il 16esimo processo

Di: Redazione Metronews
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La gup di Brescia Francesca Grassani ha rinviato a giudizio Roberto Zorzi, accusato nell’ultima inchiesta sull’attentato di piazza della Loggia di essere l’esecutore materiale della strage che il 28 maggio 1974 provocò la morte di 8 persone e il ferimento di 102. Il processo comincerà il 29 febbraio 2024 a 50 anni esatti da uno degli episodi cruciali della stagione delle stragi segnato da una lunga ricerca della verità giudiziaria, di cui questo è l’ultimo di innumerevoli capitoli.

Due finora le condanne definitive per la strage di Brescia, quelle all’ergastolo per Carlo Maria Maggi, nel frattempo deceduto, e Roberto Tramonte, rispettivamente leader di Ordine Nuovo nel Triveneto e informatore del Sid. Nella nuova indagine è coinvolto anche Marco Toffaloni sulla cui posizione di presunto esecutore assieme a Zorzi deve ancora decidere il Tribunale dei Minorenni, dal momento che all’epoca aveva 16 anni.

Nell’udienza preliminare il procuratore aggiunto Silvio Bonfigli ha ricostruito il capo d’imputazione davanti alla Corte d’Assise spiegando il ruolo che avrebbe avuto l’allora 20enne di estrema destra, che vive negli Stati Uniti da molti anni e  ha gestito un allevamento di doberman chiamato “Del littorio”, nell’esplosione della bomba che alle 10.12 del 28 maggio 1974 uccise otto persone e ne ferì 102. Classe 1953, soprannominato il marcantonio per la sua stazza, ex marmista, Zorzi, da non confondere con il più noto Delfo Zorzi, neofascista uscito indenne dai processi sulla strage di Piazza Fontana,  nel 1974 faceva parte di Anno Zero, formazione che seguì le orme di Ordine Nuovo.  Sia il pubblico ministero sia i legali di parte civile hanno confutato la tesi finora espressa dalla difesa che Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte non avrebbero mai fatto eseguire la strage a due ragazzi di basso livello nelle gerarchie dell’eversione nera. Secondo l’accusa, vennero scelti proprio per il modesto profilo e per non destare sospetti in una piazza vigilata e in una prospettiva di «stratificazione dei ruoli in un’organizzazione così complessa». Col rinvio a giudizio di Roberto Zorzi, si aprirà così il sedicesimo processo, frutto di sette fascicoli d’indagine sulla strage di piazza della Loggia. Tanti i ribaltamenti nel vari gradi di giudizio.

 

«Non per la ricerca del colpevole ma per la comprensione della storia del Paese e di eventuali altre coperture». Manlio Milani, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di piazza della Loggia che ancora a 85 anni porta con passione nelle scuole e ovunque lo chiamino la memoria di quel giorno, spiega la ragione per cui ritiene «estremamente importante» la celebrazione del processo a carico di  Zorzi. Un passaggio «indispensabile per un confronto che serva ad ampliare la conoscenza di quello che è avvenuto ed evidenzia la volontà di non lasciar cadere nulla». In particolare, per Milani «il processo avrà un grande valore per capire il contesto su come andarono le cose e su ulteriore coperture». Il riferimento è a quella che, ricorda, «la sentenza di condanna di Maggi e Tramonte definì la malavita istituzionale». Dunque ai numerosi depistaggi da parte di apparati dello Stato così come stati descritti da quella sentenza definitiva. Milani, che perse la moglie Livia e degli amici, auspica che venga rinviato a giudizio anche Marco Toffaloni, sempre nell’ottica non di una ricerca dei colpevoli ma di «una giustizia che abbia un occhio alla storia».

Stefano Casali, legale di Roberto Zorzi, non esclude che il suo assistito possa venire in Italia a portare la sua versione nel processo. «Siamo fiduciosi che l’istruttoria dimostri che non ha ha nulla a che fare con l’esecuzione della strage – spiega dopo il rinvio a giudizio -. Non è escluso che venga a difendersi in Italia se dovesse essere necessario per rafforzare la tesi difensiva. Se non dovesse esserlo, vista la tarda età, lo eviteremo».

13 Novembre 2023
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