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I democratici incoronano Joe Biden e signora

Usa

USA. Due ex presidenti - Bill Clinton e Jimmy Carter -, due ex segretari di stato - John Kerry e Colin Powell -, i giovani emergenti del partito più schierati a sinistra – come la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez – e i vecchi papaveri dell’establishment democratica. Ma, soprattutto, sua moglie, Jill, presentata alla nazione come potenziale first lady.

È stato questo il menù della seconda serata della convention democratica, che ha nominato ufficialmente il 77enne Joe Biden candidato per le presidenziali 2020. Il momento politico che Biden ha rincorso per oltre trent’anni. 

Un’investitura arrivata via web, visto che l’appello dei delegati della convenzione si è svolto con una combinazione di feed video dal vivo e registrati da punti diversi del Paese: Edmund Pettus Bridge in Alabama, le sorgenti del fiume Mississippi, una comunità portoricana ancora in ripresa da un uragano e dal Black Lives Matter Plaza di Washington. La seconda notte della convention, un mix di anziani del partito, repubblicani e democratici, è servita a Biden per dimostrare di avere sia il controllo sulle diverse anime del partito, sia l’energia sufficiente per riparare il caos che Trump ha creato in patria e all'estero.

Biden ha celebrato il suo nuovo status di candidato democratico insieme alla moglie e ai nipoti in una biblioteca scolastica del Delaware. Sua moglie da più di 40 anni, Jill, ha parlato del marito in termini profondamente personali, definendolo un uomo di profonda empatia, fedele e resiliente nei confronti degli elettori americani: «Ci sono state volte in cui non riuscivo a immaginare come facesse, come mettesse un piede davanti all’altro e continuasse», ha detto, «ma ho sempre capito perché l’ha fatto. Lo fa per noi».

Pesantissimi gli attacchi personali mossi dai big democratici contro The Donald: «Se vuoi un presidente che definisca il lavoro come passare ore a guardare la TV e a far saltare le persone sui social media, è il tuo uomo», ha detto Bill Clinton, il quale aggiunto che la sala Ovale di Trump è «un luogo di caos, non un centro di comando». «Donald Trump ha ereditato un'economia in crescita e un mondo più pacifico», gli ha detto Kerry,  «e come ogni altra cosa che ha ereditato».

Importante anche l’endorsement ricevuto da parte di Powell, ex segretario di stato di George W. Bush. Ma i momenti più attesi della convention devono ancora arrivare: stanotte Kamala Harris accetterà ufficialmente la nomina come vicepresidente, prima donna di colore a concorrere per una posizione di tale rilievo. Poi toccherà all’ex presidente Barack Obama. Infine, giovedì, il palco sarà tutto per Biden che terrà il suo discorso di accettazione in una sala congressi semi vuota vicino alla sua casa del Delaware.

Da parte sua, Trump ha trascorso martedì a corteggiare gli elettori nel tentativo di distrarre l’attenzione dalla convenzione di Biden. Apparso a sorpresa in Arizona vicino al confine con il Messico, il presidente Usa ha affermato che una eventuale presidenza Biden innescherebbe «un’ondata di immigrazione illegale come il mondo non ha mai visto».

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