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Recessione, ora rischiano anche Berlino e Washington

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Spettro recessione anche per la Germania. L’ultimo dato è il calo, superiore alle aspettative, del Pil, caduto nell’ultimo trimestre allo 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, come calcolato dall’istituto statistico federale. Siamo a un passo dalla recessione: tra i motivi, la forte flessione delle esportazioni, cadute più delle importazioni. Tutti gli indicatori dicono che il prossimo trimestre andrà pure peggio: a quel punto la recessione sarà conclamata. L’ultima volta che si erano registrati due trimestri successivi in calo è stato a cavallo tra il 2012 e il 2013. Un clima così l’ultima volta si è misurato nel 2009, in piena crisi finanziaria globale. E anche stavolta i segnali riguardano molte grandi economie.

Gran Bretagna. Ma anche l’economia britannica ha registrato una contrazione nel secondo trimestre per la prima volta dal 2012, conseguenza di una corsa all’accumulo di scorte registrata all’inizio del 2019 in vista della Brexit. Con il governo di Johnson impegnato a lasciare l’Unione europea il 31 ottobre, indipendentemente dal fatto che possa ottenere un accordo di transizione per evitare difficoltà a livello commerciale, le prospettive per il resto del 2019 sono incerte. E il segnale che gli investitori pensino che la recessione si stia avvicinando è nell’inversione della curva dei rendimenti dei bond britannici a 2 e 10 anni. Così come per gli Usa. Il rendimento sui Gilt britannici a 10 anni è sceso al di sotto del tasso sui titoli biennali per la prima volta dal 2008. Ciò significa che le obbligazioni a breve termine pagano più delle obbligazioni a lungo termine.

Cina. La produzione industriale cinese ha accusato l’impatto dei dazi americani: a luglio ha registrato un brusco rallentamento, crescendo del 4,8% su base annua, ai minimi da 17 anni. Un dato inferiore anche alle attese più pessimistiche degli analisti e il peggiore dal febbraio 2002. Le stime, mediamente, erano attestate su un rialzo del 5,8%, in rallentamento dal +6,3% di giugno. Sono crollate, in particolare, la produzione di acciaio e quella di veicoli. 

Usa. Aumentano i segnali di recessione negli Stati Uniti, legati anche al rischio di una guerra commerciale con la Cina. Per la prima volta da oltre un decennio, si è invertita la curva dei rendimenti dei titoli di Stato Usa tra la scadenza a 2 anni e quella a 10, situazione che non si verificava da maggio 2007 e che, negli ultimi 40 anni, è sempre stata anticipatrice di una recessione dell'economia americana. Il tasso dei titoli biennali si è attestato all'1,628%, contro l'1,619% dei bond a 10 anni. Inoltre il trentennale è scivolato a 2,0738%, al di sotto del minimo storico del 2,0882% registrato a luglio 2016. L'inversione della curva dei rendimenti era già iniziata negli Stati Uniti, ma finora aveva riguardato solo il tasso del decennale e quello dei T-bond a tre mesi, la cui ampiezza da tempo era ai massimi dal 2009. Ora questa inversione riguarda anche il decennale e il biennale. In generale i rendimenti dei titoli di Stato a breve termine tendono a riflettere le attese sulla politica dei tassi di interesse della Federal Reserve, mentre quelli sui titoli più a lungo termine riflettono in gran parte le aspettative di crescita e di inflazione. Per Bank of America la probabilità di recessione negli Stati Uniti è ora superiore al 30%. E per Goldman Sachs aumentano i rischi di recessione legati alla guerra dei dazi.

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