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Tensione sul decreto lite Conte-Giorgetti

GOVERNO

ROMA «Clima non sereno» nel Consiglio dei ministri notturno con all’ordine del giorno il decreto Sicurezza bis. Secondo fonti governative in apertura il premier Conte avrebbe proposto solo «l’inizio dell’esame» del decreto, soffermandosi su «vari profili critici» emersi già in fase di prima lettura. Criticità che, avrebbe spiegato Conte, sono state segnalate anche dagli uffici del Quirinale e rispetto ai quali il Colle si riserva una più approfondita valutazione. Il decreto era arrivato a Palazzo Chigi in una nuova versione: con l’aggiunta di un articolo che istituisce un Fondo di premialità per le politiche di rimpatrio, l’inasprimento delle sanzioni per le ong che dovessero salvare migranti in zona Sar senza coordinarsi con le autorità competenti e la cancellazione della “multa a migrante”, mentre viene confermata la sanzione amministrativa da 10 a 50.000 euro a carico del comandante, dell’armatore e del proprietario della nave. Si prevede infine la confisca della nave se reitera il reato o se porta un numero di immigrati superiore a 100.

Varate le nomine

Intanto il Cdm ha approvato (salvo intese) il disegno di legge sulla magistratura onoraria. «Altra promessa mantenuta», ha commentato il vicepremier Salvini. Anche il ministro Bonafede ha espresso soddisfazione. Via libera preliminare anche al provvedimento normativo per l’inclusione scolastica elaborato dai ministri Fontana e Bussetti che prevede «più attenzione alle esigenze degli alunni con disabilità e maggiore coinvolgimento delle famiglie». Il Cdm ha proceduto anche ad alcune nomine annunciate concordate nei giorni scorsi: a capo della Guardia di Finanza è stato nominato Giuseppe Zafarana, segretario generale della Ragioneria dello Stato Biagio Mazzotta e Pasquale Tridico a capo dell’Inps.

Giorgetti contro Conte

In mattinata si era consumato un botta e risposta tra il sottosegretario leghista Giorgetti - che in un’intervista aveva parlato di un premier non più imparziale - e il presidente del Consiglio: «Se si mette in discussione l’operato del sottoscritto i percorsi sono chiari e le sedi sono il Consiglio dei ministri o il Parlamento - aveva replicato Conte - chiunque lo faccia se ne assuma la responsabilità. La cosa è gravissima».

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