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Dalla Ue taglio drastico alle stime sul Pil italiano

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ROMA Suona un nuovo allarme recessione per l’economia italiana. Dopo il taglio delle stime sul Pil della Banca d’Italia e la certificazione della recessione tecnica da parte dell’Istat, arrivano le drastiche riduzioni sulle previsioni di crescita da parte della Commissione europea e del Fondo monetario internazionale. La bocciatura più forte viene da Bruxelles, dove la Commissione Ue ha anticipato «un taglio netto delle stime di crescita dell’Italia e un ridimensionamento delle previsioni sul Pil dell’Eurozona». I dettagli saranno comunicati oggi dalla Commissione che renderà note le stime per il 2019 sulla crescita del Pil di Eurolandia e quelle sull’inflazione. Si è vociferato persino di un taglio allo 0,2% del Pil italiano; in ogni caso la previsione per l’anno in corso sarà inferiore alla stima dello 0,6% indicata da Fmi e Banca d’Italia.

Frenata globale

 

A novembre scorso, nell’ultima previsione di autunno, l’esecutivo Ue aveva stimato una crescita del Pil italiano all’1,2%, un livello inferiore rispetto all’1,5% indicato all’epoca dal governo. Poche settimane dopo, nella fase cruciale della negoziazione con il governo Conte sulla manovra, la Commissione aveva poi considerato realistico il dato fornito dall’esecutivo, secondo cui l’Italia sarebbe cresciuta dell’1% nel 2019. Ma la frenata globale e il dato dell’Istat di fine gennaio (che ha certificato la recessione tecnica per l’Italia) porteranno con ogni probabilità la Commissione a stimare un rallentamento più accentuato.

 

Debolezze strutturali

Intanto, nel suo Staff Report sull’Italia, anche l’Fmi ha confermato il taglio delle stime del Pil annunciando che la crescita sarà sotto l’1% anche nei prossimi anni ed ha segnalato «un rischio globale proveniente dall’Italia», alle prese con le sue «persistenti debolezze strutturali». Il Fondo monetario internazionale boccia Quota 100 e mette in guardia sul Reddito di cittadinanza che «rischia di essere un disincentivo al lavoro». Infine una bocciatura, sul piano interno, arriva anche dall’Ufficio parlamentare di bilancio secondo il quale il Pil quest’anno crescerà solo dello 0,4%, «frenato dalla flessione del semestre scorso».

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