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"O cambia la manovra o scatta la sanzione"

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Roma  L’Italia prende tempo in attesa della fatidica data del 13 novembre. Entro quella scadenza, spiega il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, Bruxelles si aspetta da Roma una manovra «rivista» con una «forte e precisa risposta» di adesione di Roma al Patto di stabilità. Il nodo resta il deficit al 2,4% del Pil, che potrebbe persino aumentare se le ottimistiche previsioni di crescita del governo non si verificassero. 
«È vero, abbiamo qualche disaccordo», ammette il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, «ma questo non significa che non si possa avere un dialogo costruttivo tra Commissione Ue e Italia».
La Commissione Ue non sarebbe disposta ad accettare un disavanzo superiore all’1,6% del Pil. Altrimenti, avverte Moscovici a margine dell’Ecofin, l’Italia rischia di andare incontro a sanzioni. Gli fa eco il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, che ricorda che l’Italia sia era impegnata a migliorare il deficit strutturale dello 0,6%, mentre lo peggiora dello 0,8%. «Si tratta di una deviazione molto considerevole«, dichiara Dombrovskis, che chiede «una correzione sostanziale» con Bruxelles che «sta considerando» di procedere contro Roma. «Non sarò mai in favore delle sanzioni «perchè sono «un fallimento per il Paese e per le regole», dice di nuovo Moscovici, mostrando un’apertura e precisando di volere il «dialogo». Senza modifiche alla bozza di bilancio, tuttavia, la Commissione Ue dovrebbe avviare la procedura di infrazione sui conti pubblici il 21 novembre, quando è previsto il parere sulle manovre dei Paesi dell’eurozona. Successivamente i ministri delle Finanze, che sembrano compatti contro la decisione di Roma di tirare dritta, dovrebbero votare la misura a gennaio e potrebbero costringere l’Italia a una manovra correttiva da 18 miliardi di euro in piena campagna elettorale per le europee. Infine, se venisse chiesto al governo italiano di rispettare anche la regola del debito, il conto potrebbe salire a 60 miliardi di euro di correzione. «Naturalmente - continua il commissario europeo - le regole possono essere intepretate e sono sempre stato un sostenitore di una certa flessibilità, perché penso che non dobbiamo avere un approccio rigido. Ma un conto è essere flessibili, un altro conto è andare contro le regole». 
Tria, che di nuovo ha lasciato Bruxelles dopo l’Eurogruppo senza partecipare all’Ecofin, ha preferito non commentare sui prossimi passi del governo. «Devo spiegare alla Commissione, non voglio anticipare la risposta», dice ai cronisti il ministro.

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