Michele Bravi
1:00 am, 28 Gennaio 21 calendario

Bravi: “Mi sono ritrovato nel buio della solitudine”

Di: Redazione Metronews
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MUSICA “La Geografia del Buio” è il nuovo concept album di Michele Bravi, fuori da venerdì 29 gennaio. A 4 anni da “Anime di carta” è stato anticipato dai singoli “La vita breve dei coriandoli” e “Mantieni il bacio”. 
Bravi torna con un progetto musicale, composto da 10 tracce, profondamente diverso dai precedenti: nato, parole sue, da “un’urgenza impellente”.
«Esattamente, e ho chiesto di essere da solo, senza intermediari, per parlarne, perché nasce dalla solitudine. La mia voce è rimasta in silenzio per tanto tempo e ora è tornata e ci tenevo a raccontarvelo. È un disco di sottrazione perché nel silenzio, che duetta con la mia voce, ci fosse spazio che ognuno potesse riempire con la propria storia personale».
Finito da tempo, sembrava non dovesse uscire mai…
«La Geografia del Buio ha affrontato la pandemia… l’estate scorsa, poi, ho incontrato il libro di Carl Lewis Lettere a se stesso dove l’autore riflette sulla perdita della moglie e ne sono stato folgorato!».
Come definirebbe questo concept?
«Non è un disco ma una storia, arrangiata e registrata nel salotto di casa. Qui non si giudica il dolore, ma lo si segue come un sentiero. Bisogna imparare a conviverci, non farlo implodere ma trovargli uno spazio: il dolore va mostrato,  perché si trasformi da mostro a bambino che ti porti sulla schiena. Una casa senza finestre e senza luce io ho imparato ad abitarla, a viverla e da qui sono nate le 10 canzoni. Due anni fa la mia voce aveva appena ripreso vita e per caso ho rincontro Andrea Bajani e mi dice che la musica non salva ma aiuta a disegnare il labirinto. Il disco doveva uscire un anno fa: la prima canzone l’abbiamo fatta 2 anni fa sul palco del San Babila, ma poi la pandemia ha fermato tutto. Ma non vediamo l’ora di presentarlo in tour». 
Aspettative?
«Spero sia, non dico un faro, ma nel clima incerto in cui viviamo, che possa indicare una strada da seguire. Il futuro? Parlarne è pericoloso, ma oggi dobbiamo usare più umanità per superare questo momento oscuro».
Ma è un album del dolore?
«No, non del dolore ma dell’amore, il più grande che abbia mai scritto. Inizia con il dolore ma finisce con l’amore che è la sola cosa che ti può salvare. Quando capisci che il dolore non ha un senso ma capisci che è solo una forza propulsiva da condividere. Ascoltare il proprio corpo è fondamentale per una terapia efficace: Emdr è stata la mia terapia. Un aneddoto mi ha aiutato: pare che il signor Eifell decise di costruire la torre metallica al centro di Parigi osteggiato da un critico che lo accusa deturpare il paesaggio. Poi però lo stesso critico passa le sue giornate dentro la torre. Eiffel lo trova un controsenso, ma il critico dice: “Io devo stare qui perché da ogni punto di Parigi vedo questo obbrobrio e solo stando qui non lo vedo”. Quindi io ci sto dentro al mio dolore come canto Nella vita breve dei coriandoli».
Musicalmente parlando “La Geografia del Buio” è anche un inno all’imperfezione che emoziona.
«Con Andrea Manzoni ho dato forma al mio dolore estrinsecandolo. Volevo che si sentisse il respiro della quotidianità con la legnosità del pianoforte verticale: il disco mai a clic mai perfetto, la voce si rompe e anche il suono del piano è interrotto perché complesso: in particolare “A sette passi di distanza” (ispirata al libro di Marquez L’Amore ai tempi del colera) dove il vocale è nascosto… Volevo trasmettere la mia fragilità, ma anche metterci dentro un pezzetto del dolore dei miei collaboratori che ci hanno lavorato».
La canzone “ariete”? 
«È “Mantieni il bacio”: viene scritta da una bambina di 8 anni per la nonna Ella che è morta. Federica Abbate, mia migliore amica, mi ha regalato questa bimba che poi ha incontrato le parole di altri, si è trasformata, ma è rimasta la purezza e la complicazione dietro quel momento».
Bravi, oggi si sente più libero di parlare d’amore.
«Quando ho rivissuto il mio dolore ho conosciuto anche la libertà di vivere l’amore a modo mio e la comunità Lgbt mi ha aiutato in questo. Io pensavo non si dovesse parlare dell’amore personale, invece no: il fatto di aver dato il mio primo bacio a un ragazzo e dirlo può aiutare e far sentire protetto chi ha ancora paura di esporsi». 
Le persone che le sono state più vicine nel buio?
«Chiara Galiazzo, che mi ha anche regalato la sua voce come atmosfera da sottofondo alla mia, e Federica Abbate. Sono le due persone che più mi hanno protetto in questo periodo duro. Ma devo ringraziare anche Fiorello e Maria De Filippi, Fedez (che mi ha invitato a Los Angeles) e la Ferragni, tutte persone che non avevano interesse a prendere nulla da me, ma che hanno voluto solo farmi sentire la loro presenza».
 
 
ORIETTA CICCHINELLI
 

28 Gennaio 2021
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