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Il web aiuta la scuola se resta uno strumento

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In occasione del trentesimo anno di Internet in Italia, il Ministero della Pubblica Istruzione “chiama” le scuole a partecipare, organizzando eventi e momenti di studio per approfondire il ruolo di Internet nella società. Con particolare riguardo al suo valore formativo ed educativo, alle sue potenzialità e alla necessità di un suo uso consapevole. Le iniziative saranno coerenti con le azioni e gli obiettivi del Piano Nazionale per la Scuola Digitale e prevedono il coinvolgimento diretto degli animatori digitali, i referenti scolastici per l'innovazione. In questa occasione Metro ha deciso di dare la voce a cinque studenti del liceo Mamiani di Roma: ecco le loro riflessioni sulla Rete.

La scuola, soprattutto nelle prime fasi della formazione individuale, dovrebbe fondarsi sull’importanza delle interazioni scolaro-docente e sul consolidamento di un buon metodo di studio Con l’avvento del web nell’istruzione l’attenzione è invece passata al concetto di disponibilità e rapidità delle informazioni. Per questo il connubio fra istruzione e internet auspicato dallo Stato è fallimentare: per la sua troppa comodità, poiché questa è sempre seguita dal suo consecutivo atteggiamento: la pigrizia. Una pigrizia pratica e psicologica, che colpirà tanto gli studenti quanto i docenti. La facilità di ottenere con un tocco migliaia di risposte (dalla validità spesso discutibile) instaurerà nei primi, dubbi sulla necessità di acquisire informazioni per arricchimento personale, e prospetterà finalmente ai secondi la possibilità di sopperire alle carenze professionali non più tramite personali approfondimenti, bensì delegando lo sforzo a questo fantastico mezzo, tanto pieno di informazioni quanto dispersivo. Così insegnanti e studenti sostituiranno alla scomodità del verbo “ascoltare” il più pratico “cercare”.
Luca De Majo - VL (Liceo Scientifico)
 
Viviamo in un mondo in cui, da circa un decennio, le più comuni attività quotidiane sono quasi tutte accessibili grazie a internet; bisogna però riflettere sul fatto che tra queste attività sia annoverata anche l’istruzione. Da una parte sono inconfutabili aiuto e vantaggi che apporta sia a docenti che agli alunni; dall’altra occorre indagare sugli effettivi cambiamenti che ci hanno indotto a parlare di «educazione nell’era digitale». Nel processo formativo infatti internet appare come l’ennesima scorciatoia. Basti pensare alla vera essenza di internet, che più che contenuto è contenitore, e su cui non c’è un  controllo. Di conseguenza l’“insegnamento” di internet  è sicuramente più superficiale di un’eventuale spiegazione di un valido professore, lasciando poi sottinteso che potrebbe essere eccessivamente fiducioso pensare che tutti i ragazzi usino responsabilmente e coscientemente la rete.
Samuele Damilano II B (Classico)
 
La frontiera informatica, e più precisamente la rete internet, ha rivoluzionato la tradizionale organizzazione del sapere, la trasmissione delle informazioni e quindi l’apprendimento. La Scuola è in ritardo (seppur fisiologico) nell’acquisizione della tecnologia informatica per la mancanza di investimenti in mezzi, in formazione dei docenti e della negligenza degli studenti poco motivati a sfruttare tali strumenti ai fini didattici.
Un sistema efficace ma potenzialmente insidioso e ingannevole come la rete dovrebbe essere analizzato dal docente per guidare gli alunni ad assimilare con rapidità e comodità, confrontando e criticando i diversi materiali proposti, contestualizzandone le fonti e integrandoli con i metodi classici di apprendimento.
Internet non è che uno strumento e sta a noi il compito di utilizzarlo correttamente, cercando di sfruttarne tutte le potenzialità senza confondere i fini con il mezzo, per preservare l’obiettivo di fondo che è quello di apprendere in maniera più efficace e consapevole.
Giacomo Cristofaro VL (Scientifico)
 
Nel 1986 l’Italia è stata connessa al world wide web per la prima volta; ventinove anni dopo tutte le scuole secondarie vengono connesse ad internet dal registro elettronico. Internet è connessione istantanea in ogni luogo o momento del modo civilizzato. Questa è la sua vera forza. Ogni liceale è connesso a internet e affronta lezioni simili in tutta Italia se non nell’intero mondo tutti i giorni; una connessione reale e immediata permetterebbe un confronto impensabile e straordinario per la crescita di ognuno di noi. La possibilità di una dialettica sociale su materie scolastiche durante la lezione è il vero cambiamento dell’insegnamento. Tutte le mattine invece, studenti e professori si trovano a fare lezione vicino alla più grande forma di connessione mondiale limitandosi ad annotare assenze, voti e giustificazioni. Questo è il grande errore della scuola italiana e spesso dei vari utenti di internet: conformarsi ad un uso del web quale banca dati che limita le nostre capacità di ragionamento e non come finestra sul mondo.
Giulio Romeo III A (Classico)
 

Dall’inizio a oggi, le connessioni e i dati si sono moltiplicati esponenzialmente e siamo rimasti allibiti davanti all’immensità della rete. Entusiasti o scettici, non possiamo negare che essa ha acquisito un ruolo da protagonista nelle dinamiche sociali, e quindi in quelle istituzionali, per quanto istituzione e innovazione abbiano un rapporto non facile. Una volta accettato di relazionarsi con Internet, cosa più facile a dirsi che a farsi vista la sua rigidità, la scuola si trova  davanti a due approcci possibili: la scelta di utilizzare Internet come grande serbatoio di un sapere nozionistico, in un rapporto di dipendenza a senso unico da esso; e la scelta di un’interrelazione creativa tra persone, verso la trasversalità dell’esperienza educativa, rompendo le pareti delle classi in una continua condivisione di esperienze ed iniziative. Nel primo caso vedo il depauperamento e l’avvizzimento del sistema scuola ucciso da troppo sapere e poco pensiero, nel secondo è possibile invece immaginare la rinascita di un’istituzione da tempo frustrata e, attraverso nuove relazioni, lo sviluppo in rete di contenuti innovativi utili per la collettività tutta.
Michele Mochi Sismondi III E (Classico)

 

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