Genovese svela il suo "sistema"

  • Milano

giustizia Frequentando le sue feste, tra Milano e Ibiza, anche quelle ragazze da lui "selezionate" facevano parte «di quel mondo» fatto di «piatti» di droga e ne erano «consapevoli». Così Alberto Genovese si è difeso ieri dalle nuove accuse di violenza sessuale e cessione di droga per presunti abusi su una modella 23enne il 10 luglio a Ibiza. Da San Vittore non solo ha negato le violenze, ma avrebbe spiegato nei dettagli quel "sistema" in cui lui metteva a disposizione "tutto", come un "benefattore", compresa la coca. Ha detto che con la 23enne aveva avuto una "relazione"; che era "consenziente" e che i lividi che aveva sul corpo erano dovuti al fatto che la ragazza aveva assunto talmente tante sostanze che lui e la fidanzata (indagata) avevano dovuto tenerla ferma.  

In questo faccia a faccia coi magistrati l'ex bocconiano non ha parlato tanto dell'effetto che le droghe gli causavano, come aveva fatto nel primo interrogatorio dicendo che lo portavano a perdere contezza del "confine" tra legalità e illegalità. E non ha riferito stavolta di presunti accordi su un compenso, come ci sarebbero stati, stando alla sua versione non riscontrata, con la 18enne, ma ha fornito i nomi di persone da cui si riforniva di stupefacenti. Persone, avrebbe chiarito, capaci di "farti arrivare" cocaina e altro "ovunque tu sia in qualsiasi parte del mondo".

Non Daniele Leali, ormai noto come il suo "braccio destro", ma due giovani, tra cui uno che nelle testimonianze viene definito "un ragazzo iraniano di nome Sam". Quando il pm, però, gli ha contestato un messaggio che Genovese mandò a un amico, e da mettere in relazione con la presunta violenza, l'imprenditore non ha saputo rispondere. Nel frattempo la Procura andrà avanti ad indagare anche sui casi non accolti dal gip nell'ordinanza. Sempre dalle carte emerge che pure la fidanzata di Genovese pare abbia subito quel "sistema" messo in piedi dal 43enne, che trattava le donne come "oggetti". E sono amici e collaboratori a dirlo in chat e verbali. Intanto, Massimo Giletti, conduttore di Non è l'Arena, ha denunciato: "Hanno tentato di venderci le immagini dello stupro di una modella da parte di Genovese. Naturalmente non abbiamo accettato e io ho sporto denuncia". In Procura è già aperto un fascicolo (contestata l'appropriazione indebita e da valutare la rivelazione di segreti d'ufficio), dopo che due collaboratori di una società incaricata per una consulenza dalla difesa di Genovese (estranea ai fatti) avevano già tentato di vendere le immagini.  

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