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Chi erano Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci

Congo

ROMA Unico diplomatico italiano a Kinshasa, l’ambasciatore d’Italia nella Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, ucciso in un attacco al convoglio della Monusco, la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, era nato a Saronno (Varese). Laureato alla Università Bocconì di Milano in economia aziendale nel 2001, era entrato in diplomazia nel 2004. Esperienze a Berna, al consolato generale in Casablanca e poi Abuja, in Nigeria, era ambasciatore a Kinshasa dal settembre 2017. Lo scorso ottobre era stato insignito del Premio Internazionale Nassiriya per la Pace 2020: un premio che riconosceva «il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli» e «per aver contribuito alla realizzazione di importanti progetti umanitari distinguendosi per l’altruismo, la dedizione e lo spirito di servizio a sostegno delle persone in difficoltà».

Un premio insieme alla moglie

Il giovane diplomatico aveva condiviso il premio con la moglie, Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria «Mama Sofia» che opera nelle aree più difficili della Repubblica democratica del Congo, lavorando con bambini e giovani madri. «Non si può essere ciechi davanti a situazioni difficili che hanno come protagonisti i bambini», aveva spiegato in quella occasione Zakia. «E' necessario agire per dare loro un futuro migliore. Cerchiamo, nel nostro piccolo, di ridisegnare il mondo».

Militare 30enne di Latina

Aveva 30 anni il carabiniere Vittorio Iacovacci, il carabiniere in servizio presso l’ambasciata italiana in Repubblica democratica del Congo ucciso nell'attacco armato. Il militare era di Sonnino (Latina), dove la sua famiglia d’origine vive. Non era sposato nè aveva figli. Era in servizio dallo scorso settembre presso l’ambasciata italiana ed era in forza al 13mo reggimento Friuli Venezia Giulia, a Gorizia, che fa parte della seconda Brigata mobile dell’Arma dei carabinieri, un nucleo di elite con proiezione operativa all’estero che in passato ha pagato un alto prezzo in vite umane, visto che tra le vittime nell’attentato di Nassiriya e negli agguati in Afghanistan ad opera dei talebani ci sono stati carabinieri di quella Brigata. Iacovacci aveva fatto un corso di addetto ai servizi di protezione e si occupava della tutela dell’ambasciatore.

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