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7:00 am, 5 Settembre 20 calendario

Il primo annevamento aereo di Italo Balbo 90 anni fa

Di: Redazione Metronews
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L’AQUILA È il pomeriggio di domenica 2 marzo 1930 quando un velivolo Fiat A.S.1 dotato di sci spicca il volo dalla spianata innevata del “campo di fortuna” di Pescocostanzo, un minuscolo scalo aereo allestito sin dal 1927 a 1.200 metri di quota sugli Altopiani Maggiori d’Abruzzo, in Provincia dell’Aquila, in particolare per eventuali atterraggi d’emergenza, per addestrare i piloti come campo scuola della Riserva aeronautica e per praticare il volo a vela. A bordo del piccolo aereo da turismo c’è un solo uomo: il trasvolatore dell’Atlantico e ministro della Regia Aeronautica Italo Balbo, personalità controversa del regime fascista che sta vivendo in quel periodo una popolarità crescente tale da mettere in ombra persino quella di Mussolini. Balbo – che il 28 giugno 1940 morirà abbattuto da “fuoco amico” in Libia – sta tentando un coraggioso esperimento: sale di quota sino a 500 metri e sporgendosi a destra e a sinistra cerca di individuare una radura nei dintorni di Pescocostanzo sufficiente per consentire un atterraggio, o meglio un “annevamento”. Venti minuti dopo torna al campo per l’ultima messa a punto nell’hangar di tronchi e tela allestito sul ghiaccio. In breve è di nuovo in volo, sale sino a 300 metri e punta sulla minuscola e candida macchia pianeggiante che ha intravisto nel sorvolo precedente tra boschi, rocce e pendii scoscesi.
Dolce fruscio e qualche sobbalzo
Il leggero Fiat A.S.1 punta deciso il muso verso la neve, gli sci che hanno sostituito le ruote toccano dolcemente il manto bianco e l’aereo scivola frusciando con qualche sobbalzo sino a fermarsi completamente. In quell’esatto momento Italo Balbo ha stabilito un record: il primo atterraggio sulla neve con un aereo dotato di sci al di fuori di un campo predisposto e attrezzato a questo scopo. Un’innovazione e un gigantesco passo avanti nella tecnica dell’aria, con ricadute e potenzialità immense: sia dal punto di vista turistico, antesignano degli odierni aerotaxi, che da quello dei soccorsi e dei rifornimenti logistici in montagna. Ma soprattutto dal punto di vista bellico, con un mezzo veloce, agile e imprevedibile che può facilmente scavalcare le linee nemiche scendendo poi in un qualsiasi fazzoletto di neve nascosto tra le foreste e le vette. Dopo una breve sosta Balbo ridà potenza al motore, sfrutta al limite la lunghezza della valletta innevata poco sopra il paese e riprende il cielo sfiorando le punte degli alberi. Torna così accolto da trionfatore sul fondo del Quarto Grande – in estate una sterminata pianura di fienagione con mucche al pascolo – scendendo in quello che nel 1943 diventerà poi un vero e proprio Campo nazionale pre-aeronautico intitolato al giovane generale Stefano “Stuin” Cagna, già sodale di Balbo.
Pagina sconosciuta dell’aviazione
Sono passati 90 anni da quella memorabile giornata, che il tempo ha sbiadito nei ricordi. Ora a riportare alla luce questa pagina quasi sconosciuta dell’aviazione italiana – grazie ad una profonda conoscenza del territorio e ad alcune visite negli archivi militari – ci ha pensato l’appassionato ricercatore storico Ugo Del Castello, che ha già riscoperto e narrato negli ultimi anni molti altri piccoli e grandi episodi del passato degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo, in particolare legati a Roccaraso, ai pionieri dello ski e al tragico periodo bellico della Linea Gustav. Del Castello ha raccolto in un libro dal titolo “E ancora gli sci. In volo su Pescocostanzo con Italo Balbo” tutta la documentazione, anche fotografica con immagini rarissime (fornite sia dalla Fototeca dell’Aeronautica che dal collezionista Giuseppe Di Padova), relativa al campo “Stefano Cagna” e all’impresa compiuta da Balbo. La pubblicazione è stata sostenuta dal Comune di Pescocostanzo ed ha avuto la collaborazione della Casa dell’Aviatore di Roma, autorevole sodalizio degli Ufficiali dell’Aeronautica Militare Italiana. Gli introiti saranno devoluti in beneficenza all’Istituto di Genetica e Medicina di Pozzuoli della Fondazione Telethon.
Un altro primato d’Abruzzo
Il libro è stato presentato lo scorso agosto a Pescocostanzo, ma una seconda presentazione sarà programmata a Roma presso la prestigiosa sede della Casa dell’Aviatore. Ugo Del Castello non è nuovo a narrazioni sorprendenti: attraverso le sue ricerche ha contestato con successo alla Scuola di sci Cortina il primato conseguito invece dalla Scuola Tecnica di sci Valle sorta a Roccaraso nel 1931, quale prima scuola italiana di sci riconosciuta dalla Federazione Italiana dello Sci. Sempre per mezzo delle sue ricerche ha restituito dignità allo Sci Club Roccaraso, facendo riportare dalla Fisi l’anno della sua costituzione dal 1970 al 1922. Nel libro dedicato all’episodio dell’annevamento fuori campo di Balbo sono presenti due contributi autorevoli: il primo di Francesco Sabatini (presidente onorario dell’Accademia della Crusca e originario di Pescocostanzo) e il secondo di Paolo Leone (figlio del Presidente della Repubblica Giovanni Leone).
L’elicottero di Corradino D’Ascanio
Quest’ultimo, in particolare, ha ricordato nel libro di Del Castello un altro passaggio storico della tecnica dell’aria che avvenne sempre nel 1930 e vide per protagonista un figlio d’Abruzzo: il successo del test di volo – svolto nell’aeroporto di Ciampino – del primo elicottero realizzato dall’ingegnere Corradino d’Ascanio, originario di Popoli, che poi con la Piaggio avrebbe dato vita anche al miracolo della Vespa. Ma questa, come scrive Sabatini nell’introduzione del libro, “è un’altra storia”. Il sogno di Pescocostanzo, invece, è quello di poter rivedere in un prossimo futuro gli aerei volteggiare sopra la piana davanti al paese, magari per delle giornate di addestramento o in qualche evento dimostrativo e celebrativo. Un sogno che potrebbe diventare realtà grazie alla fattiva collaborazione dell’Aeronautica Militare Italiana.
LORENZO GRASSI

5 Settembre 2020
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