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Beirut, l'Ue si mobilita e si cercano sopravvissuti

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BEIRUT L'Unione Europea si mobilita dopo l'esplosione di martedì al porto di Beirut causata dallo scoppio di 2.750 tonnellate di nitrato d'ammonio immagazzinate in un hangar e nella quale hanno perso la vita 137 persone e altre 5 mila sono rimaste ferite.  

Ursula Von der Leyen in una telefonata offre al premier libanese Hassan Diab altre squadre di esperti e attrezzature mentre il presidente francese Emmanuel Macron arriva nella capitale libanese. 

La Commissione dell'Ue mobilita 33 milioni di euro per il Libano: serviranno per coprire le spese emergenziali, il sostegno medico, le attrezzature e la protezione delle infrastrutture critiche. La Von der Leyen inoltre ribadisce l'offerta di squadre aggiuntive per poter effettuare i rilevamenti chimici, biologici, radiologici e nucleari necessari oltre ad una nave militare con elicottero destinata all'evacuazione dei feriti. Infine, Bruxelles si è dichiarata pronta ad impegnarsi nella ricostruzione e a valutare forme concrete di aiuto al commercio ricorrendo a facilitazioni doganali per aiutare il Paese a riprendere l'export in questo drammatico momento.

Dal canto suo Macron, arrivato nella capitale libanese per portare "amicizia e solidarietà" dichiara di voler "organizzare la cooperazione europea e a livello più ampio la cooperazione internazionale" per aiutare il Libano dopo l'esplosione che martedì ha devastato Beirut. 

Secondo il presidente francese, senza riforme, il Libano "continuerà ad affondare. Oggi, la priorità è l'aiuto e il sostegno alla popolazione, senza condizioni. Ma c'è l'esigenza sulla quale la Francia insiste da mesi e anni di riforme indispensabili in certi settori. Se non vengono fatte, il Libano continuerà ad affondare". 

In un tweet la ministra della cultura francese, Roselyne Bachelot, scrive che tra i morti c'è anche l'architetto francese Jean-Marc Bonfils: in Libano aveva contribuito al restauro di numerosi edifici distrutti dalla guerra civile. "L'architetto francese Jean-Marc Bonfils - scrive la ministra - è morto nel terribile disastro di Beirut. Rendo omaggio al suo lavoro più importante, come il restauro di edifici storici distrutti dalla guerra in Libano. Francia e Libano sono uniti dal dolore della sua morte".

Nella terribile conta dei morti finisce anche una dipendente tedesca dell'ambasciata. "Sono stati confermati i nostri peggiori timori - afferma il ministro degli Esteri Heiko Maas - Una persona della nostra ambasciata a Beirut è morta nella sua casa dopo l'esplosione".

La Russia ha allestito un ospedale da campo a Beirut per aiutare le autorità libanesi a fronteggiare l'emergenza sanitaria. L'ospedale da campo, nel quale lavora personale russo, è stato allestito dal Ministero delle emergenze di Mosca. Secondo quanto riporta l'agenzia Interfax, il personale russo impegnato nei soccorsi è composto da 120 specialisti, che forniscono il loro supporto anche nelle ricerche dei dispersi.

Intanto, ci sarebbero ancora "buone chance" di trovare sopravvissuti all'esplosione del porto di Beirut, in particolare un gruppo che si ritiene sia intrappolato in una stanza sotto le macerie. "Stiamo cercando sette o otto persone scomparse - dichiara un colonnello alla guida di una squadra di soccorso francese arrivata in Libano ieri - che potrebbero essere bloccate in una sala di controllo sepolta dall'esplosione. Pensiamo che ci siano buone possibilità di trovare persone vive".

E se fino a ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva parlato pirma di un "terribile attentato"  e poi aveva dichiarato che "nessuno sa la causa delle esplosioni di Beirut" anche se il Pentagono lo aveva subito smentito spiegando che non c'erano indicazioni che poresse essersi trattato di un attacco terroristico, oggi fonti di Hezbollah smentiscono notizie secondo le quali il movimento sciita avrebbe ricevuto una richiesta francese per accettare l'avvio di indagini internazionali sulle cause dell'esplosione al porto di Beirut. Lo rivela il portale di notizie Lebanon24. Le fonti riferiscono di "non aver ricevuto una richiesta formale né informale" in tal senso e ribadiscono comunque che "Hezbollah non accetterà un'indagine internazionale".

L'ex premier Saad Hariri ritiene che ci sia un nesso tra l'esplosione di martedì scorso e l'atteso verdetto della corte penale internazionale sull'assassinio di suo padre Rafiq Hariri, di cui sono accusati quattro esponenti, irreperibili finora, appartenenti al movimento sciita.

Nel frattempo arriva dall'Iraq la notizia che il Paese creerà un inventario di tutti i materiali pericolosi immagazzinati in porti e aeroporti. Un comitato d'emergenza presieduto dal capo dell'agenzia delle dogane irachena è stato incaricato di completare il lavoro e si è dato 72 ore per farlo. Il caldo torrido dell'estate in Iraq lo rende ancora più vulnerabile al pericolo di esplosioni accidentali di materiali pericolosi mal immagazzinati. L'accensione accidentale di munizioni immagazzinate in zone residenziali ha causato in passato esplosioni mortali in Iraq, anche se tali incidenti sono stati in gran parte causati alla guerra.

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