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Trivulzio: le accuse dei parenti alla Rsa

Milano

salute  “L’anomalo numero di decessi verificatisi al Trivulzio nel corso dell’emergenza sanitaria rappresenta il punto più basso di una lunga catena di condotte umane attribuibili a chi, forse per finalità di “efficienza” economica, non solo non si è attivato tempestivamente per impedire l’ingresso del virus all’interno della più grande RSA d’Italia, ma – una volta verificatisi i primi casi sospetti – poco o nulla ha fatto per impedire il contagio si diffondesse in modo esponenziale nella Struttura, falcidiando le vite di chi, per ragioni di età e di salute, era più vulnerabile”. È l’incipit dell’esposto presentato lunedì alla Procura di Milano dai rappresentanti dell’associazione Felicita, nata per chiedere verità e giustizia per le vittime delle Rsa. Un esposto che ha già raccolto l’adesione di oltre 140 familiari di circa 60 degenti della struttura. Mentre il lavoro dei pm si concentra sull’ipotesi di epidemia colposa, i reati indicati dal’associazione sono disastro sanitario e omissione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro. Per i parenti delle vittime, esisterebbero “ulteriori gravi delitti rispetto a quelli attualmente al vaglio degli inquirenti” e in particolare, “le gravi carenze organizzative del PAT, già manifestatesi nelle settimane precedenti la pandemia”. 

Alzano, due gli indagati
Arrivano i primi indagati da parte dei pm di Bergamo per l’indagine sulla mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo. Sarebbero due i nomi - ancora segreti - iscritti al registro. Gli inquirenti si stanno concentrando “sulla catena di comando dei vertici dell'ospedale fino alla direzione generale della Sanità”. “Non mi risulta il mio assistito sia indagato - ha precisato ieri l’avvocato dell’ex dg della Sanità regionale, Cajazzo, “in ogni caso, il dg non ha il potere di aprire o chiudere l'ospedale”. 

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