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Siria, l'Onu: "Fermatevi" Erdogan insiste: "Faremo i conti"

SIRIA

La Grecia ha impedito che 4 mila migranti in arrivo dalla Turchia entrassero "illegalmente" nel Paese e dunque in Europa. Lo ha reso noto il governo del conservatore Kyriakos Mitsotakis che ha convocato per stamane un gabinetto di emergenza dopo che si sono registrati scontri nella notte, al confine terrestre con la Turchia e anche nelle isole di Lesbo e Chios, tra migranti e polizia.      L'allarme è cominciato con il bombardamento nella città siriana di Idlib che ha ucciso 33 soldati turchi, un attacco che ha portato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, a minacciare l'Ue che la Turchia non può più fermare la spinta verso l'Europa degli sfollati e di chi è in fuga dai combattimenti nel Nord-Ovest della Siria.     "La Grecia ha dovuto affrontare ieri  un tentativo organizzato, di massa e illegale di violare i nostri confini e l'ha sventato", ha spiegato il portavoce del governo, Stelios Petsas. "Abbiamo protetto i nostri confini e quelli dell'Europa. Abbiamo impedito oltre 4.000 tentativi di ingresso illegale nei nostri confini". 

Erdogan. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha confermato di aver aperto il confine con l'Europa, sostenendo che già ieri 18 mila profughi si sono ammassati al confine e che il numero crescerà ancora oggi.    “Lo avevamo preannunciato nei mesi scorsi che avremmo aperto in caso la situazione fosse divenuta insostenibile”, ha detto Erdoga.  Il presidente turco ha chiesto ieri al presidente russo Vladimir Putin “di lasciare la Turchia sola contro le forze del regime siriano”, in seguito agli scontri degli scorsi giorni nel nord ovest del Paese.  “Ho detto a Putin, fate una base se volete, ma lasciateci soli a fare i conti con il regime di Damasco. Quella in Siria per noi non è un’avventura, abbiamo perso 36 dei nostri”.“Purtroppo alcuni ancora non non hanno capito il senso della nostra presenza a Idlib. Abbiamo 3, 7 milioni di profughi siriani in Turchia, 1,5 milioni al confine di Idlib in fuga, ma sono in 4 milioni a rischio. Con Idlib è partito un gioco per metterci all’angolo e farci pressione, cercando fuori farci rinunciare  quello che abbiamo ottenuto in Siria, dove sono stati i siriani a invitarci e non non andremo via fino a quando non ci diranno che il lavoro è finito”, ha detto Erdogan. 

Migranti. Continua l'afflusso di migranti nella stazione di Bayrampasa di Istanbul, dove la caccia a un biglietto verso il confine con la Grecia ha fatto registrare un aumento dei prezzi del 30% e ha indotto gli operatori a prevedere 2-3 corse extra su base giornaliera, che comunque non riescono a soddisfare tutte le richieste. Un flusso continuo di migranti, proseguito anche nella notte inseguendo il sogno di raggiungere la frontiera di Edirne-Pazarkule, per poi proseguire a piedi fino alla Grecia, oltre il confine naturale del fiume Evros. I responsabili delle compagnie di trasporto raggiunti da AGI parlano di un flusso continuo di richieste e di orari extra per i propri autisti, il che giustifica l’aumento dei prezzi, con i migranti che scelgono il passaggio verso la città di Tekirdag in caso non siano disponibili posti per Edirne, ma “non si riescono a soddisfare tutte le richieste”. La maggioranza sono afgani, siriani e alcuni iraniani, tutta gente che già viveva in Turchia, perché il confine con la Siria è chiuso dal 2017 e quello con l’Iran, passaggio dei moltissimi afgani, è attualmente blindato a causa del coronavirus.

Onu. Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha rivolto un appassionato appello al cessate il fuoco tra la Turchia e la Siria, sostenuta dalla Russia, nella zona di Idlib. Ma la Turchia ha già detto che non ritirerà le sue truppe dalla provincia siriana e risponderà con forza a qualsiasi nuovo attacco dell'esercito siriano e dei suoi alleati. Lo ha ripetuto Ankara nel corso della riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, convocata dopo la morte di oltre 30 soldati turchi nell'attacco dell'esercito siriano, un eccidio che ha ulteriormente innalzato la tensione nella zona.  Al Consiglio di sicurezza al Palazzo di Vetro, riunito in sessione d'emergenza per valutare il disastro umanitario in corso a Idlib, dove quasi un milione di persone hanno dovuto lasciare le loro case, Guterres ha invitato a un cessate-il-fuoco "prima che la situazione esca fuori controllo". Tredici dei quindici Paesi che siedono nel Consiglio hanno appoggiato il suo appello. Ma non Mosca, stretto alleato di Damasco, nè Pechino. Secondo l'ambasciatore turco, Feridun Sinirlioglu, l'attacco siriano è stato chiaramente "deliberato", è durato cinque ore e è continuato anche dopo che la Turchia ha avvertito la Russia di ciò che stava accadendo. "È stato un atto di aggressione contro la Turchia", ha insistito il diplomatico, che ha accusato l'esercito siriano di attaccare le truppe turche perché sono quelli che offrono "speranza" ai milioni di civili di Idlib contro i "crimini contro l'umanità del regime". "Vogliono coinvolgere la Turchia nella loro sporca guerra, ma hanno fatto un errore di calcolo", ha insistito Sinirlioglu, che ha chiarito che il suo Paese "non esiterà a usare la forza se viene attaccato". Il rappresentante turco ha anche assicurato che Ankara ha informato Mosca che non lascerà le postazioni militari conquistate nel nord-ovest siriano e che li rafforzerà.   La Turchia ha reagito con una duplice strategia al duro colpo subito dalle sue truppe. Da un lato ha chiesto aiuto agli alleati della Nato. Dall'altro ha insinuato di non poter contenere le migliaia di profughi che stanno lasciando l'area e che vorranno venire in Europa. Ma l'Alleanza è fredda e l'Ue si affida a Berlino, che ha ipotizzato un vertice a quattro al quale partecipino Erdogan, il presidente francese, Emmanuel Macron, e il capo del Cremlino, Vladimir Putin.

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