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Ora bisogna togliere i colori alla violenza

Maurizio Baruffaldi

Era la primavera del ‘75. Frequentavo l'ultimo anno delle scuole medie e bisognava scegliere la scuola superiore. Leggevo tanto, da ingordo, mai però sui libri da studiare, e il Liceo aveva fama di pomeriggi chiusi in casa. Le opzioni alternative erano due Itis: il Galvani o il Molinari. Scelsi il primo. 
In questi istituti era automatico essere simpatizzanti del Movimento Studentesco: come dire essere buoni. Si contavano sulle dita di una mano i dichiaratamente fascisti. A quei tempi la maggioranza di chi si diceva d’estrema destra era di famiglia benestante: sottolineava il disprezzo per i poveri. “Portavo allora un eskimo innocente, dettato solo dalla povertà”, cantava Guccini; il fascista indossava invece Ray Ban a goccia e stivaletti a punta. E fa ridere amaro vedere oggi questo riflusso d’estrema destra risalire dalle periferie. In quel marzo 1974, al Molinari venne ammazzato brutalmente Sergio Ramelli, ragazzo di diciotto anni. Aveva i capelli lunghi come tutti i suoi “nemici” di sinistra, il Ciao, come molti altri. Una faccia acerba e seria, che per decenni abbiamo vista sui manifesti commemorativi del Fronte della Gioventù, prima, di Forza Nuova e Casapound, poi. L’articolo di Walter Veltroni sul Corriere, in ricordo della sua morte, ha fatto esplodere rabbie e indignazioni. Ma come, celebri un fascista, quando sappiamo tutti che in quel tempo era la mano nera che ronzava intorno a Ordine Nuovo o Avanguardia Nazionale ad aggredire e ammazzare? L’anno prima, nel 1974, c’erano state le stragi di Piazza della Loggia e dell’Italicus. Due orrori. La commemorazione di Veltroni, così accalorata, è stata estrapolata in modo troppo disinvolto. Non si può non ribadire la verità del tempo. In un momento come questo poi, dove la disinvoltura del ricordo ha raggiunto livelli tragici. Però poi resta che torce le budella, quell’uccisione di un ragazzo. Allora oggi, adesso, togliamo i colori alla violenza dei vigliacchi, ma riconosciamola dove c’è, dove si esprime; non dove ci fa comodo politico. Fanno sempre schifo, i giustizieri del nulla. 

MAURIZIO BARUFFALDI

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