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La corte di Strasburgo apre caso sulla Thyssen

TORINO

Sul caso ThyssenKrupp interviene la Corte Europa dei diritti umani. L’organo di Strasburgo ha confermato di avere aperto un procedimento contro Italia e Germania sul rogo che scoppiò nello stabilimento torinese il 6 dicembre 2007 e causò la morte di sette operai. La decisione della Corte è arrivata in seguito alla richiesta avanzata nell’aprile del 2018 dai parenti delle vittime e di Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto, di fare luce sul perché non sia stata eseguita la condanna per i due manager tedeschi Herald Espenhahn e Gerald Priegnitz, su cui gravano le pene di nove e sei anni. La sentenza di condanna dei tribunali italiani, infatti, risale al 2016, ma i manager sono ancora liberi in Germania, come lamentano i parenti delle vittime parlando di «omissioni e ritardi da parte delle autorità italiane e tedesche». Si apre così un piccolo spiraglio di speranza per le famiglie che ribadiscono di «non voler vendetta ma giustizia», assicura la madre di Rosario, che ha perso la vita a 26 anni nel rogo. «La Corte vaglierà se i due governi hanno cooperato diligentemente e rapidamente per la trasmissione dei documenti» spiega il legale dei ricorrenti, l'avvocato Anton Giulio Lana.
CRISTINA PALAZZO

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