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Acciaio, linea dura di ArcelorMittal e Governo

Ilva

Il governo a muso duro da un lato, Arcelor Mittal decisa a lasciare dall’altro. Nel day after dell’annuncio del colosso anglo-indiano di voler rescindere il contratto dell’Ex Ilva, non sembrano esserci passi verso una exit strategy, ma solo posizioni sempre più difficili da conciliare per salvare i 10.700 dipendenti del Gruppo. «Pretendiamo chiarezza e il rispetto degli impegni contrattuali. Saremo inflessibili», è l’avviso del premier Giuseppe Conte, che stamattina incontrerà «con fiducia» i vertici dell’azienda a Palazzo Chigi. Un passo non evitabile dopo la rottura di lunedì, seguita da due war cabinet di governo. A Roma è attesa l’ad di Arcelor Mittal che nel tardo pomeriggio ha riunito i sindacati territoriali. Aperture su un ripensamento? Esattamente il contrario, visto che l’azienda ha confermato la volontà di recedere dal contratto per l’acquisizione della fabbrica, avviando la procedura di cessione di ramo d’azienda. «Un comportamento inaccettabile, irrispettoso dei lavoratori e del Governo. Qui non si tratta solo di impianti industriali da restituire ai commissari ma di persone e di famiglie che rischiano nuovamente di ripiombare nella più totale incertezza», denuncia la Fim Cisl, che chiede come la Cgil e la Uil di disinnescare l’alibi dell’azienda. In parole povere, reintrodurre subito lo scudo penale per i manager. Tra le forze politiche, da Italia Viva a Fratelli d’Italia passando per il Pd, in molti invocano un decreto d’urgenza per salvare in corner l’ex Ilva. Renzi in particolare si dice pronto a reintrodurre subito lo scudo penale. Al riguardo il governo sembra fare melina, ma dal Mise viene ventilata la linea più dura. Ma ancora più dura è l’azienda, che dice che anche se «la protezione legale fosse ripristinata, non sarebbe possibile eseguire il contratto» in quanto c’è la possibilità che, per un provvedimento dell’autorità giudiziaria di Taranto, venga di nuovo spento l’altoforno 2 e «in tal caso dovrebbero essere spenti anche gli altiforni 1 e 4». 

3,5 i miliardi di euro di impatto annuo sul Pil nazionale della chiusura dell’Ex Ilva secondo lo Svimez, di cui 2,6 miliardi concentrata al Sud (in Puglia) e i restanti 0,9 miliardi nel Centro-Nord, pari allo 0,2% del PIL italiano. E la perdita occupazionale sarebbe pari a circa 51mila posizioni, contando il periodo 2019-2014 del piano industriale di Mittal.

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