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Sopravvivere grazie alla sharing economy

Sharing

ROMA. All’inizio era il mercatino sotto casa, dove trovare occasioni e con pochi soldi portare via un nuovo capo di abbigliamento, un oggetto di design o un utensile per la casa. Poi arrivarono i social: e tutto cambiò.

La sharing economy, l’economia dello scambio, con i gruppi Facebook, ad esempio, ha assunto contorni inaspettati grazie ai quali è possibile cambiare guardaroba o avere il corredino per il bambino, a costo zero o quasi.

È la nuova frontiera della sopravvivenza urbana. Dove le distanze sono annullate e dove conta solo un elemento: la web reputazione. Si può dare anche un passaggio in auto a uno sconosciuto, a patto che abbia un’ottima reputazione su Bla Bla car.

Non si accettano mentitori seriali, furbetti del like, e i truffatori non ne usciranno indenni. Provare per credere.

Uno dei maggiori successi degli ultimi anni è la serie di gruppi “Te lo regalo se te lo vieni a prendere”, dislocati su base territoriale. In una metropoli come Roma, addirittura, in base ai municipi. Si mette l’annuncio, rigorosamente con foto, breve descrizione, poi partono le prenotazioni. È il proprietario dell’oggetto che decide a chi assegnarlo. Si concorda privatamente l’appuntamento, quindi il post viene chiuso. O riaperto se l’appuntamento per qualche motivo dovesse saltare. Si regala di tutto: dai mobili agli elettrodomestici, ai bollini dei supermercati. E non è uno scherzo. L’altra frontiera è lo Svuota armadi virtuale che poi diventa reale. È figlio dell’età del consumismo e delle decine di capi che ognuno di noi possiede, nuovi o quasi nuovi, che non indossa mai, o che sono diventati stretti. Qui si vende, ma per pochi euro. E se si ha il tempo giusto da investire allora si possono anche concludere occasioni portando a casa borsette Chanel per 30 euro.

C’è chi scambia la casa (scambiocasa.com), chi ospita gratis in giardino (gardensharing.com) per un campeggio a costo zero Il tutto con una serie di incertezze fiscali. La sfida che si apre per il governo è di regolamentare ed evitare l’evasione fiscale senza tarpare le ali a un mercato in crescita.

Un giro d’affare di 3,5 miliardi

Uno studio dell'Università di Pavia ha calcolato in 3,5 miliardi il giro d'affari generato in Italia dalla sharing economy, con prospettive di crescita fino a 25 miliardi al 2025. In Italia le piattaforme attive sono più di 200, secondo il rapporto 2016 curato da Unicatt TraiLab Collaboriamo.org, in crescita del 10% su base annua e del 49% rispetto al 2014.

Cosa stabilisce l’Europa

Il 15 giugno scorso il Parlamento europeo ha sottolineato l’urgenza di fissare delle linee guida sulla sharing economy, per affrontare le zone grigie delle diverse normative nazionali che ne frenano la crescita. Con la risoluzione (non legislativa), in sintesi, si chiede alla Ue di sostenere l’economia collaborativa sviluppatasi online e garantire la concorrenza leale, oltre al rispetto dei diritti dei lavoratori e degli obblighi fiscali. A livello europeo, poi, PwC calcola che in quello stesso anno le transazioni raggiungeranno i 570 miliardi di controvalore, solo conteggiando i cinque principali settori (finanza, alloggi, trasporti, servizi domestici e servizi professionali).

STEFANIA DIVERTITO

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