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Ricerca e innovazione trainano il Museo Egizio

CULTURA

Il più antico museo egizio del mondo è a Torino, ed è tuttora uno dei più importanti in assoluto fuori dall’Egitto. Un museo che dopo quasi due secoli sta avendo una seconda vita, come testimoniano i clamorosi risultati di pubblico e il successo conseguito in molti campi. Basti ricordare che dopo essere staro nel 2016 il decimo sito museale statale italiano più visitato, nel 2017 TripAdvisor lo ha collocato al primo posto tra i musei più apprezzati in Italia, al nono in Europa e al quattordicesimo nel mondo. Merito del fascino dell’antico Egitto, ma anche di chi ha saputo rendere interessante questa offerta culturale, sposando una ricerca rigorosa, le tecnologie più avanzate e la capacità di rendersi accattivanti per il pubblico. Un salto di qualità che ha il volto del giovane direttore Christian Greco.

Il Museo Egizio sta avendo un boom rilevante, e di recente è stato valutato al top in Italia. Che cosa è cambiato rispetto al museo tradizionale che è nella memoria dei torinesi?

Il 1° aprile 2015 è una data che rappresenta un nuovo inizio per il Museo Egizio. Al termine dei lavori del cantiere di ristrutturazione, durante il quale il Museo è sempre rimasto aperto al pubblico, l’Egizio si è presentato ai visitatori completamente rinnovato negli spazi e nell’allestimento, in linea con i più moderni standard internazionali. Il museo ottocentesco, forse nella memoria dei torinesi, che aveva un approccio antiquario ha lasciato il posto a un nuovo percorso espositivo basato su criteri scientifici. Uno spazio fisicamente raddoppiato, oggi di 10.000 metri quadri a cui si aggiunge un piano di 600 metri quadri dedicato alle mostre temporanee, che ospita 3300 reperti, la metà rispetto a quelli del precedente allestimento. La duplice natura delle collezioni torinesi, in parte antiquarie e in parte archeologiche, è raccontata dalle sale sulla storia del Museo; una novità che risponde in modo puntuale alla domanda più frequente del pubblico: “Perché un Museo Egizio a Torino?”

Con quali novità?

In linea con i più attuali e internazionali criteri espositivi, è dedicata grande attenzione alle relazioni fra i reperti della collezione sia attraverso la storia del loro reperimento sia attraverso la ricomposizione dei contesti archeologici di provenienza. L’allestimento ricostruisce infatti contesti cultuali, abitativi e corredi funerari, ma anche la storia delle missioni, la loro organizzazione e il loro modo di operare, nell’intento di far comprendere il valore dei luoghi e le vicende dei protagonisti che hanno reso possibile la creazione del Museo Egizio. Sono molti i torinesi che ricordano di aver visitato l’Egizio alle elementari, pertanto una delle nostre sfide è quella di convincerli a frequentarci perché ci sono temi e attività che cambiano continuamente e che rendono vivo questo museo.

Uno degli aspetti chiave sembra essere l’uso delle tecnologie per coinvolgere il pubblico. Come funziona?

I visitatori dell’Egizio possono oggi fruire di ricostruzioni virtuali di alcuni contesti archeologici realizzate nell’ambito della collaborazione scientifica fra Museo Egizio e Istituto IBAM del CNR. Il pubblico può così vivere l’esperienza della scoperta grazie a video 3D che, basandosi su preziosi documenti di scavo e fotografie d’epoca, ridonano vita alla tomba di Kha, alla tomba di Nefertari e alla cappella di Maia, tutte e tre scoperte da Ernesto Schiaparelli, tra i primi direttori del Museo Egizio, agli inizi del Novecento.

Vi è un nuovo elemento sul quale il Museo Egizio fonda la sua attrattiva?

Sicuramente posso rispondere: la ricerca, posta al centro e conditio sine qua non per la sussistenza di un museo archeologico. Porre la ricerca al centro, come vocazione primaria della nostra istituzione, necessita lo sviluppo di un piano strategico in cui siano definiti obiettivi futuri e l’incremento di nuove collaborazioni internazionali. Oggi il Museo ha deciso di mostrare al pubblico la ricerca, sia attraverso la partecipazione, già dallo scorso anno, alla Notte Europea dei Ricercatori, sia con l’apertura di un’area restauro che permette ai visitatori di osservare da vicino i progetti di ricerca in corso sui reperti della collezione, come le mummie umane, le mummie animali, i papiri e altri reperti organici.

Lavorate anche in Egitto?

Per un museo archeologico, inoltre, ricerca è anche scavo. Dal 2016 il Museo Egizio è tornato in Egitto, in particolare nella necropoli di Saqqara, per proseguire le ricerche della missione congiunta con il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden. Al di là degli aspetti scientifici, che permettono di acquisire nuovi contenuti sulla collezione e, di conseguenza, di introdurre nuove modalità per raccontarla, l’attività di scavo è anche una possibilità per ricollegarsi al territorio, recuperare il paesaggio come un palinsesto in cui si è inserito l’elemento antropico. Infine, attraverso il contatto con i colleghi di tutto il mondo, il lavoro sul campo rappresenta il migliore corso di aggiornamento sul mercato.

Qualche consiglio da dare agli altri musei per rendersi sempre più "affascinanti"?

Non ci sentiamo di salire in cattedra, ma ci piace molto condividere le esperienze: il Museo Egizio si impegna ad osservare con attenzione cosa avviene negli altri musei sia italiani, ma anche esteri dai quali c’è sempre molto da imparare.

NUMERI

852 095 i visitatori nel 2016, in costante e clamorosa crescita. Per confronto si tenga presente che nel 2006, l'anno dei giochi olimpici, è stato visitato da 554.911 persone, con un aumento del 93,8% rispetto al 2005.

37.000 i reperti conservati al museo, che coprono il periodo dell’Egitto che va dalla preistoria all’epoca copta, cioè dei primi cristiani ala fine del mondo antico. 

OSVALDO BALDACCI

 

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