Fatti&Storie

Sul Quantitative easing la Bce tira il freno

Bce

ROMA La Bce avvia la “normalizzazione” delle politiche monetarie ultra-accomodanti seguite sino ad ora e dimezza il suo Quantitative easing. Il direttivo dell’Eurotower ha deciso, «non all’unanimità», di ridurre da gennaio il piano d’acquisti, avviato oltre due anni e mezzo fa, da 60 a 30 miliardi di euro al mese, prolungandolo di 9 mesi, fino a settembre, «o oltre se necessario», senza nemmeno escludere di incrementarlo, se le condizioni dell’economia dovessero peggiorare. Il presidente della Bce, Mario Draghi, insiste nel non definirlo un Tapering, ma solo una «riduzione» del programma, il quale rimane «open ended», cioè aperto, specie riguardo alle sue possibili conclusioni.

«Nessuna interruzione»

Draghi risponde con due secchi «no» a chi gli chiede se siano vere le voci secondo cui l’istituto avrebbe fissato un tetto di 2.500 miliardi per il bilancio del Qe, cioè per le operazioni di acquisto dei titoli, e a chi gli domanda se a settembre la riduzione a 30 miliardi al mese di acquisti scenderà improvvisamente a zero. La Bce manterrà un «livello elevato» di stimoli all’economia, malgrado la riduzione del Qe, assicura Draghi, aggiungendo che l’Eurotower continuerà ad acquistare «un ammontare consistente di corporate bond» e che il reinvestimento della Bce sui bond che arrivano a scadenza sarà «massiccio». «Affinchè l’inflazione di base continui a rafforzarsi e sostenga lo sviluppo nel medio termine occorre un ampio grado di politica monetaria accomodante», spiega Draghi. La Bce, intanto, ha scelto di lasciare invariati i tassi d’interesse principali.

Possibili ricadute

Il dimezzamento del Quantitative easing rischia di aprire una fase di difficoltà per l’Italia. Gli acquisti mensili della Bce, in questi oltre due anni e mezzo, hanno rappresentato un’ancora di salvataggio per un Paese come il nostro che detiene un debito pubblico pari a 2.281 miliardi, cresciuto di 63 miliardi nei primi 6 mesi dell’anno. In particolare, gli acquisti della Bce hanno aiutato a sostenere la domanda di titoli di Stato, allentando la stretta del credito delle banche. In vista c’è ora un aumento degli oneri finanziari per coprire il debito pubblico (anche se non con effetto immediato), oltre a ricadute su banche (gravate nei bilanci da troppi titoli del debito pubblico) e risparmiatori (con la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse).

METRO

Articoli Correlati
Fatti&Storie