Conte, il trionfo e la rivincita

  • inter campione

CALCIO Un trionfo costruito sulla difesa. Quella della squadra (29 reti subite, la migliore). Ma, anche, quella "giocata" da Conte e dalla società, Marotta in testa, con il coltello tra i denti. Eh sì, perché a un certo punto le cose sembravano mettersi male, e annunciare un altro anno di gramaglie: il Milan campione d’inverno e la vittoria rossonera nel derby del 17 ottobre, l’eliminazione ai gironi della Champions, con lo 0-0 rimediato contro lo Shakhtar... E invece la Beneamata ha centrato il suo sigillo tricolore n° 19, grazie al rocambolesco 1-1 tra Sassuolo e Atalanta e grazie all’aritmetica. Dopo l’anno del Triplete (il 2010), dopo l’ultima Coppa Italia (2011), un altro trofeo nazionale torna ed entra in bacheca. E la gioia ha il sapore della rivincita. Di Conte innanzitutto, a lungo ritenuto un “corpo estraneo” da tanta parte dello scettico popolo nerazzurro, curiosamente dimentico dei trascorsi tra Inter e Juve di Picchi, Altobelli, Boninsegna, Trapattoni... Ma chi, se non Conte, ha avuto la forza di tenere unito il gruppo, stringendo i denti dopo l’uscita dall’Europa maggiore, e chiudere il ciclo vincente juventino che lui stesso aveva aperto?

La cavalcata
La cavalcata iniziata il 14 febbraio (Milan sconfitto a La Spezia, Inter vittoriosa 3-1 sulla Lazio) si è snodata attraverso numeri da paura. E scommesse tenacemente vinte. Hakimi, possente sulla fascia, definitivamente maturato. Perisic rinato (c’è voluta tutta la costanza di Conte per mettergli in testa di giocare come Eto’o, di attaccare e recuperare senza sosta). Eriksen ritrovato, rimesso a lucido dopo una fase interlocutoria e spinto fino a segnare due reti-simbolo: contro il Milan nel derby di Coppa Italia e contro il Crotone sabato. E Darmian: un autentico portafortuna, autore di reti-partita contro il Cagliari e l’Hellas. Non parliamo neanche della coppia d’arieti Lu-La (29 reti il primo, 15 il secondo; in tutto, l’Inter ha il 2° miglior attacco del campionato, 74 reti, a pari merito col Napoli e dietro l’Atalanta a quota 79). Non parliamo di pendolino Barella, il nuovo Tardelli; o di Skriniar, De Vrij, della sconvolgente promessa (già mantenuta) di Bastoni. Mentre i caroselli impazziti, e spesso senza mascherina, impazzano per Milano, Zhang scrive, raggiante: «Grazie a tutti!». Andrea Agnelli gli lancia un «Ben fatto, Steven», seguito da un «Noi torneremo...». Già, torneranno? A volte ritornano; nel caso della Juve, spesso. Tutto dipenderà dalla programmazione e dalle finanze del club. Dopo il Triplete l’Inter non fu capace di ripetersi, forse perché Moratti era troppo legato, sentimentalmente, a quel gruppo. Ora il problema è diverso: Zhang potrà confermare gli ambiziosi programmi di mercato che Conte ha certo in mente? O sarà costretto a cedere pezzi pregiati?

LA FRASE DI CONTE
"Non è stata una scelta semplice andare all’Inter. La squadra non era competitiva, era avversaria della Juventus, dove avevo giocato e che dominava da nove anni. Ma ora vado a dormire contento, rilassato.  Questo scudetto lo colloco tra i successi migliori della mia carriera. Il futuro? Ora è giusto godersi lo scudetto".

SERGIO RIZZA

Articoli Correlati
inter campione

Milano, festa nerazzurrae l'Inter vince ancora

Tremila tifosi nerazzurri fuori lo stadio San SIro per festeggiare il diciannovesimo scudetto dell'Inter. Poi altra vittoria: Samp ko per 5-1
inter campione

Lukaku punge Ibra"Ora inchinatevi”

Inter, Lukaku a Ibrahimovic: “Il vero Dio ha incoronato il Re. Ora inchinatevi”
inter campione

Marotta: "Parte un cicloSpero che Conte resti"

L’ad nerazzurro Marotta dopo il titolo conquistato: "La crescita anche se lenta è stata costante"