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Quello che non torna nella riforma sanitaria

Maurizio Guandalini

La casa diventa il primo luogo di cura. Il Ministro Speranza, ieri, l’ha spiegata così la riforma sanitaria dell’era Covid. Molto territorio, servizi domiciliari potenziati, uso di nuove tecnologie. Mancano due addendi. I soldi, tanti, da dove arrivano? Eppoi calendario alla mano, date, numeri certi di questa messa a punto epocale. Il titolare del dicastero ha sorvolato. Peccato. Della sanità di vicinato c’è bisogno come l’aria. I soldi per farla ci sono. Il fatidico Mes. 37 miliardi dell’Europa, a zero condizioni e a tassi di prestito inesistenti. Pare se ne riparlerà a dicembre. L’urgenza è svanita. La solfa uguale per il recovery fund. 217 miliardi promessi. Da usare col contagocce, spalmati in anni su anni.  Siamo con l’acqua alla gola. Ma c’è tempo, da sgranchirsi le meningi. Salvo il disco di dichiarazioni che continuano a cantilenare sul ‘ci giocheremo la faccia’ se non ci faremo trovare preparati all’appuntamento. A chi lo dicono? Noi l’abbiam capito. Sta a loro darsi da fare.
Il macigno disastroso del coronavirus ha plasmato la sanità sul modello monouso. Le altre patologie devono farsi largo a fatica. Le strutture allontanano a dismisura le famiglie dai pazienti. Il personale è sovraccarico. E tra poco ricomincerà la fiammata dell’emergenza. L’innesto della terapia intensiva è a regime. Undici, dodicimila posti. Per altre patologie, visite e sala operatoria, prego mettersi in fila e attendere il turno. La corsa verso la sanità privata non è mai terminata. 
Curare a casa i malati come in ospedale, al di là dello slogan romantico h24 e non in orari d’ufficio, entro le 16 di ogni dì. Se un catetere non funziona alle 16.30 un famigliare non può recarsi col malato malfermo in un pronto soccorso, accollandosi una fila compassionevole. 
L’assistenza deve esserci, costante, anche dei medici che dall’ospedale entrano nelle abitazioni dei malati. Insieme alle strumentazioni tecnologiche che permettono all’istante una diagnostica che può risolvere le emergenze.

MAURIZIO GUANDALINI

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