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Il buco nero della ripartizione

Maurizio Guandalini

La faccenduola del giocatore Suarez – un esame d’italiano tra compagnoni per ottenere il passaporto – disturba ma non stupisce. Rientra,  a livello, nell’arte di arrangiarsi. E in quel paradosso rognoso di “fatta la legge trovato l’inganno”. C’è sempre chi escogita un modo per eluderla osservando il listino prezzi della casa. Pagare sull’unghia. Il pezzo di carta. E voilà che il ‘solido’ di sabbia seriosa dei professori delle università – quando toglieranno il valore legale del titolo di studio? - cederà  al banchetto luculliano spartitorio della sopravvivenza. Il contrario di male non fare paura non avere. Perché qui la coscienza è imbrattata di poltiglia. Si fa un diverso trattamento in relazione allo stipendio percepito. Alla fama. Un calciatore da 10 milioni di euro l’anno può. Anche chi è ricco, senza commettere alcun reato, può farsi curare nella sanità  scavalcando le liste d’attesa e con i comfort.
E’ vero che per dare il calcio a un pallone l’extracomunitario  non ha fame di un fluente italiano. E stando sulle generali, un ragionamento valido per coloro in ingresso, quell’esamino vale un cencio. Robetta. Rispetto all’annoso moloch contemporaneo del valico della soglia dei migranti.
Sto leggendo il nuovo patto dell’Europa dei ricollocamenti e rimpatri, addirittura sponsorizzati. Oltre Dublino. Un’accozzaglia di subordinate che per funzionare sarà utile invocare San Catello, il patrono protettore dei migranti.  All’Italia toccherà il sacrificio spezzaferro, la prima accoglienza obbligatoria dei recuperi in mare e il resto, la ripartizione soprattutto, è un buco nero da smorzare con del cache o attraverso l’apertura di pratiche burocratiche che, sulla carta, la durata massima è di 12 settimane, ma che poi finiranno in un nulla di fatto. Appunto perché non tutti i migranti sono Suarez, per evitare che arrivino in Europa a fare vite disumane, il tocco di Bruxelles doveva esercitarsi sulle condizioni d’ingresso. Il Paese accoglie se offre lavoro, casa e status famigliare sufficiente.

MAURIZIO GUANDALINI

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