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Escobar lascia al Piccolo quattro mesi di spettacoli

Piccolo Teatro Milano

MILANO «Questa sarà la mia ultima conferenza stampa dopo 22 anni di lavoro». Inizia così Sergio Escobar, Direttore del Piccolo fino al 31 luglio ad illustrare una stagione, la prossima, in cui lui non ci sarà. Nessun accenno a saluti o ringraziamenti. Se va con ottimi risultati lasciando bilanci economici positivi «nonostante il volume produttivo ridotto. I danni del Covid sono intorno ai 4 milioni di euro», ha spiegato Escobar. Per questo il sindaco Sala e gli assessori alla Cultura dei soci fondatori lo ringraziano. Ma a quei lavoratori che il 6 giugno scorso scrivevano in una lettera pubblica la necessità di un cambiamento, nessun accenno da parte del Direttore uscente.

Sul suo successore nessuno si sbilancia. Anche se la volontà del Presidente Salvatore Carrubba è di arrivare a un nome entro il 31 di questo mese. Ci sono dei nomi, sì. Filippo Fonsatti, Antonio Calbi già direttori di teatri nazionali, Umberto Angelini e Rosanna Purchia, che dopo l’esperienza al San Carlo di Napoli, tornerebbe al Piccolo dove è stata per 30 anni. Ma nessuna certezza.

Escobar, intanto, ci tiene a sottolineare che «il Teatro senza pubblico non è. Il Teatro è un corpo a corpo tra gli attori in palcoscenico e la gente, il pubblico in platea. Il Teatro è questa relazione artistica, umana, sociale. Il Teatro è il luogo, lo strumento per affermare, riconquistare la vicinanza sospesa a causa della pandemia».

Ecco perché la presentazione della nuova stagione riguarda soltanto il periodo che va da settembre a dicembre, per adeguarsi via via alle norme sul distanziamento sanitario

«La programmazione da ottobre a dicembre, proseguimento di quella iniziata a metà giugno fino a settembre - contina Escobar - si iscrive al contesto di pesanti, responsabili, restrizioni operative, ma allo stesso tempo è una sorta di “resilienza”, che il Piccolo vuole condividere con Milano, con l’Europa, suoi naturali, insostituibili  punti di riferimento, “luoghi” della attività artistica e della continua ricerca dell’idea di cittadinanza. La Stagione, nella sua parte iniziale, fino a dicembre, e nella sua “previsione” per il 2021 si colloca nel pieno rispetto dalle normative restrittive, sanitarie, attualmente in atto,  a salvaguardia del pubblico, degli artisti, di chi lavora in palcoscenico, ma – non paia un ossimoro – per riaffermare il significato del “distanziamento sanitario” tra i corpi e per negare che possa tradursi, come sta accadendo anche nel lessico quotidiano e ufficiale, in un distanziamento sociale. Il teatro, la cultura in generale, hanno l’irrinunciabile responsabilità, pur tra le tante limitazioni oggettive, di riaffermare la ancor più necessaria funzione di continuare a creare relazioni sociali possibili e future. Se la Stagione estiva all’aperto ha riaffermato la relazione con tutti i Municipi della città Metropolitana, quella che ora presentiamo, articolata in due fasi, si apre, continua nella stessa direzione di “resilienza” del Teatro, di una risposta responsabile alla drammatica contingenza, in profonda sintonia con lo sforzo potente di tutta la città, che sulla cultura ha sempre puntato, investito come strumento di ricostruzione del tessuto sociale».

«Nel dopoguerra, certo, ma anche in altri, più recenti avvenimenti, dall’inizio della “strategia della tensione” al periodo del terrorismo, che ne ha per anni segnato la vita sociale ed individuale - conclude Escobar - la cultura ha combattuto la tragicità ed ha riportato le persone nelle strade, nei luoghi della città ferita».

Settembre, come legame ideale con la stagione estiva, è dedicato a rassegne e collaborazioni storiche mentre da ottobre prende il via la nuova programmazione.

Quattro produzioni del Piccolo Teatro si distribuiranno nei tre mesi invernali. Una prima assoluta, Edificio 3, con la regia di Claudio Tolcachir (Teatro Studio Melato, 1-23 dicembre). Già apprezzato dal pubblico milanese per Il caso della famiglia Coleman ed Emilia, andati in scena al Teatro Grassi, nel 2012 e nel 2015, l’autore e regista argentino dirige per il Piccolo una compagnia italiana e declina, nella nostra lingua, uno dei suoi intrecci più tipici, surreale e commovente.

Delle Storie di Stefano Massini, l'estate al Chiostro aveva già dato un’anteprima. La sua rabdomantica narrazione si muove ora nel cerchio del Teatro Studio (20-25 ottobre), su un tappeto musicale intessuto dai complici Paolo Jannacci, al pianoforte, e Daniele Moretto, alla tromba.

Fausto Russo Alesi ripropone, nel centoventesimo anniversario di Eduardo, Natale in casa Cupiello (Teatro Studio, 7-22 novembre): un capolavoro che l’attore e regista, in un tempo ancora segnato dall’isolamento forzato, sceglie di ripercorrere in solitudine, facendosi strumento di tutte le voci e trasformando la commedia in un assolo.

Torna anche La tragedia del vendicatore (Teatro Strehler, 17-23 dicembre), prima regia in lingua italiana di Declan Donnellan e sua prima collaborazione con il Piccolo. Salutato fin dal debutto da un successo straordinario, lo spettacolo ha trovato recentemente, alla vigilia della chiusura imposta dall’emergenza sanitaria, la “consacrazione” internazionale sul prestigioso palcoscenico del Barbican di Londra ed è pronto, a fine anno, a riprendere il suo viaggio, di nuovo anche in Europa. Lo spettacolo sarà ripreso e registicamente reimpostato per renderlo compatibile con le norma sanitarie vigenti.

Tra le ospitalità italiane, arrivano (o tornano) Paolo Rossi, Michele Serra, Lella Costa, Massimo Popolizio, Davide Enia, le marionette dei Colla. Ci saranno anche, fra gli altri, Franco Branciaroli, Fabrizio Gifuni, Lino Musella, e Andrea Renzi.

Le presenze internazionali, oltre alla tradizionale anteprima autunnale del Milano Flamenco Festival, conmprendono due spettacoli caratterizzati da una prepotente fisicità e commistione di linguaggi: l’ultima creazione di Ersan Mondtag, per la prima volta al Piccolo, De Living, realizzato per il teatro belga NTGent, diretto da Milo Rau, che sarà nuovamente presente nella seconda parte della stagione del Piccolo. E della compagnia Baro d’evel, duo franco catalano, tra le espressioni più interessanti del circo contemporaneo, anch’essi per la prima volta al Piccolo.

Infine, tra le collaborazioni preziose che si rinnovano ogni anno, Tramedautore che festeggia i suoi vent’anni con un’edizione dedicata ai “cittadini senza stato”, il Festival MIX e la sua ricerca instancabile intorno all’identità in movimento e trasformazione, e NEXT, il progetto di Regione Lombardia, in collaborazione con Fondazione Cariplo che, anche quest’anno, porta al Piccolo due spettacoli e due giovani compagnie: Non un’opera buona, del collettivo servomutoTeatro e Sogno americano Chapter1#ray, del gruppo milanese Teatro del Simposio.

E se tocca a Fabrizio Gifuni  con la messinscena di “Con il vostro irridente silenzio” aprire la nuova stagione teatrale il 6 ottobre, dal mese di gennaio ci saranno alcune anteprime ancora da definire tra cui Glauco Mauri, Toni Servillo, Antonio Latella, Milo Rau, Liv Ferracchiati, Danio Mandredini e Laura Marinoni.

PATRIZIA PERTUSO

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