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Adoro i sogni di Beppe ma ora scenda dal palco

Umberto Silvestri

Confesso, lo confesso sì, io adoro Beppe Grillo. Lo adoravo quando da giovane comico sbeffeggiava il potere, lo adoravo per la sua comicità irriverente, l’ho adorato (e sono andato anche a vederlo) nei suoi comici spettacoli teatrali ma di denuncia civile; l’ho adorato come padre fondatore dei Cinque stelle, lo adoro oggi come vecchio (anche se meno comico) sognatore di un vecchio mondo uscito un po’ ammaccato dalla pandemia.

Lo adoro perché è un visionario e immagina da sempre un paese migliore, all’avanguardia e, dopo l’incontro con Gianroberto Casaleggio che lo ha convertito al modernismo,  tecnologico, quattro punto zero. Lo adoro perché come tutti i grandi artisti e i comici nati, un sorriso sa strappartelo sempre, anche quando teorizza di massimi sistemi e di democrazia digitale ad esempio, o della banda larga, la fibra, come ha fatto in questi giorni entrando a gamba tesa nella “querelle Open Fiber”, che è la società Enel e Cassa depositi e prestiti controllata dal Mef del Ministro Gualtieri.

Sì, adoro Beppe Grillo perché  ci racconta una realtà inesistente ma desiderata, immaginata. Ci racconta di una modernità che necessita solo di fibre , cavi e satelliti  per essere felici, ci sprona ad investire nella tecnologia spinta, nel futuro o se volete come succedeva cento anni fa, nel futurismo. Dimenticando oggi come allora, che c’è un paese senza lavoro arrabbiato, sconsolato e alla fame, intere zone ancora senza l’acqua potabile in casa, senza fogne, senza il segnale Rai e con una connessione internet da preistoria. Beppe fa bene a sognare e a pungolarci ma forse, se scendesse dal palcoscenico...

UMBERTO SILVESTRI

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