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La scuola che s'ingegna al tempo del coronavirus

il virus cinese

ROMA Sarà un anno che passerà negli annali di storia quello attuale  per gli 8,5 milioni di studenti iscritti nelle scuole italiane e gli 1,7 universitari. La chiusura delle scuole nella “zona rossa” fino al 3 aprile e la sospensione delle lezioni in tutte le altre, prima fissata fino al 15 marzo ma ora prolungata fino al 3 aprile) ha messo i sistema scolastico di fronte a una sfida epocale. Assicurare la continuità scolastica ai ragazzi anche a distanza.  
  La scuola reagisce al coronavirus, dunque, e proprio ieri è stato il primo giorno in cui in gran parte d’Italia è partita la sperimentazione. Dopo un periodo iniziale di spaesamento, gli istituti delle regioni interessate dalle chiusure della prima ora si sono rimboccati le maniche per garantire la continuità della didattica. Secondo un sondaggio effettuato in questi giorni da Skuola.net  su un campione di 2.500 studenti di medie e superiori - in 7 casi su 10 nella zona rossa la scuola si è attrezzata con formule di insegnamento 'a distanza. Molto spesso (più di 6 casi su 10) con la partecipazione della maggior parte del corpo docente. Un dato in deciso miglioramento rispetto a quanto rilevato nei primi giorni di applicazione dei provvedimenti restrittivi, quando solo 1 studente su 5 aveva ricevuto dalla scuola istruzioni per poter proseguire l’attività didattica a distanza.     E laddove l'istituto non è ancora riuscito a partire sono i professori che si sono organizzati in autonomia, soprattutto assegnando - via mail o chat - compiti o argomenti da approfondire per restare al passo coi programmi: succede a 3 ragazzi su 4. Un ottimo esempio per le altre regioni che, con l'estensione dello stop alle lezioni frontali in tutta Italia, dovranno dimostrare di essere all'altezza di chi le ha precedute. Se da una parte è ancora presto per capire come reagiranno nei prossimi giorni i territori in cui le chiusure sono iniziate più tardi, dall'altra la tipologia di mezzi impiegati per la didattica a distanza tende a rispecchiare la situazione di partenza: le scuole hanno usato gli strumenti che già avevano a disposizione.    Per quasi la metà degli studenti (47%, con un picco del 56% nelle scuole medie) lo smart learning si sta appoggiando sulle funzionalità avanzate del registro elettronico (classi virtuali, chat collettive, ecc.). Tecnologicamente più evoluto, in media, il 36% (qualcosa in più  alle superiori), che ha adottato piattaforme per  svolgere lezioni interattive in video-conferenza (come, ad esempio, Microsoft Teams e G Suite, per citare i più diffusi).
 Solo il 17% dei ragazzi, infine, sta interagendo con i docenti attraverso sistemi di più  semplice utilizzo ma anche più limitanti come mail, chat, social network.     Il 60% riceve dai professori esercizi e compiti da svolgere  a distanza; meno di un quarto (23%, un dato che alle medie scende al 15%) ha docenti che svolgono lezioni in diretta video; al 12% gli insegnanti inviano materiali sugli argomenti che non è stato possibile spiegare dal vivo'; il 4% puo' contare su video-lezioni registrate e caricate online dalla scuola. Non manca, però, qualche insegnante che si spinge oltre: per 1 studente 5, assieme alla didattica sono arrivate anche interrogazioni e verifiche a distanza.

 

VALERIA BOBBI

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