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Piazza Fontana il nostro 11 settembre

Libri/Mario Consani

Sono 50 anni oggi. Mezzo secolo da quando nel pomeriggio del 12 dicembre 1969, nel suo pieno fervore l’Italia degli Anni 60 fu sconvolta da una bomba esplosa nel salone centrale della Banca nazionale dell’Agricoltura. Piazza Fontana, Milano. Diciassette persone uccise e oltre 80 feriti. Cosa resta oggi nella nostra memoria di Piazza Fontana? Mario Consani, giornalista esperto di giudiziaria in “Piazza Fontana per chi non c’era” (Nutrimenti, p. 157, euro 12) ricostruisce benissimo questa incredibile vicenda che ha portato all’avvio della strategia della tensione di matrice neofascista. Dalla falsa accusa all’anarchico Pietro Valpreda, alla morte di Pino Pinelli e l’omicidio Calabresi, una strage che ha segnato la nostra storia.

Piazza Fontana è stata il nostro 11 settembre?
«Sì è stato uno choc inimmaginabile, come le Torri Gemelle o i pulmini che fanno stragi nei mercatini di Natale».  

Tre ondate di processi, più di trent’anni, per identificare tra i responsabili dell’attentato, due militanti della cellula padovana di Ordine nuovo. Si saprà mai tutta la verità su Piazza Fontana?
«Non chi è la persona che ha messo fisicamente la bomba. Tuttavia, anche se Freda e Ventura sono stati assolti negli anni 80 i magistrati hanno scritto che se ci fosse stato un nuovo processo con le prove raccolte dopo, sarebbero giudicati colpevoli. E oggi sono definiti “responsabili” assieme a Carlo Digilio».

Tutti i politici che sapevano hanno taciuto.
«L’unico che ha parlato è stato Paolo Emilio Taviani, allora vicepresidente del consiglio che ha messo a verbale che il giorno in cui è stata messa la bomba un collaboratore del Sisde stava venendo a Milano per dare il contrordine».

Chi va ricordato per aver contribuito come testimone?
«Guido Lorenzon, un insegnante che dopo che vide i funerali andò a denunciare il suo amico Giovanni Ventura perché capì che sapeva troppe cose su Piazza Fontana. Avrebbe potuto far finta di niente e invece prese una posizione che gli costò molto».

Perché è così importante ricordare Piazza Fontana?
«Perché ci sono assonanze con cose che succedono oggi: dalla costruzione del mostro, come è capitato a Pietro Valpreda, a certi rigurgiti nazifascisti. Franco Freda continua a pubblicare i suoi libri contro il meticciato della razza… »

ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

 

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