Opinioni

Il test Europee guarda ai singoli Stati

Maurizio Guandalini

I soli numeri a nostra disposizione rilevano lo sfinimento indigeno per il voto di domenica. Sono il picco di share per Live Non è la D’Urso, con il taroccato matrimonio della Prati, e il gradimento ai minimi storici per i dibattiti politici tv.

Oggi c’è il secondo Fridays for future. Sciopero globale per il clima. La campagna elettorale per le europee se ne è fregata dell’ambiente. Il paradosso del gobbo di Bruxelles è che il test delle urne è molto rivolto ai destini politici in casa dei singoli stati. In Spagna i socialisti cercano di combinare, per il governo, con Podemos, i grillini iberici. La Merkel, in Germania, se ne è stata in disparte, ma la sua ‘grosse koalition’, democristiani e socialdemocratici, non ha vita lunga. Macron, in Francia, è alle prese con la Le Pen, in fase di sorpasso e, in Austria, il precario premier Kurz spera di salvarsi dagli scandali. Fino alla Polonia e alla Grecia con Tsipras in procinto di  lasciare la guida al centrodestra. La  Gran Bretagna insieme all’Olanda hanno votato ieri. End of the road, fine della strada, titolava  il Daily Mail impresso sul faccione della premier May.

La geopolitica del parlamento europeo non si rivolterà. Peseranno  meno le due famiglie tradizionali. Popolari e socialisti. Ma, se il regno dell’Unione dei Juncker è al termine, non è al capolinea il “dàmose da fa” di stanza oltre i confini nazionali. Conteranno i tavoli. Le trattative serrate. La presenza dei ministri. 
L’Italia è assente ingiustificata. Meglio  fare provincia attaccati alle sottane di mammà. Le Figaro scriveva di Shengen. La chiusura delle frontiere è il primo banco di prova post voto. Ad esempio, su migranti e conti pubblici abbiamo disertato. Meravigliandoci, della solitudine, il giorno dopo. Come per il bail-in, il salvataggio delle banche con i soldi dei risparmiatori. Una direttiva digerita manco dire bau, senza contrastarla, mentre la Germania con 200 miliardi di euro (il totale supera i 400) aveva già soccorso gli istituti di credito teutonici. Con denari pubblici. Anche dell’Italia.

MAURIZIO GUANDALINI

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