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Indagato il presidente di Confindustria Lombardia

finanziamento illecito

Il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, risulta indagato nell’ambito dell’inchiesta sulle cosiddette tangenti in Lombardia. L’industriale bresciano, ascoltato ieri in Procura come testimone, risulterebbe indagato  per un finanziamento illecito di 31 mila euro a un partito nell'ambito dell'inchiesta che ipotizza una rete di corruzione ramificata tra Lombardia e Piemonte. Altri due imprenditori rispondono dello stesso reato, sempre per elargizioni allo stesso politico. Bonometti è stato sentito ieri sera nell'ufficio del pm Adriano Scudieri come persona informata sui fatti, poi la sua posizione è cambiata in seguito alle valutazioni fatte dagli inquirenti.

Comi. L’europarlamentare di Forza Italia Lara Comi è indagata per finanziamento illecito ai partiti nell'ambito dell'indagine milanese su una presunta rete di corruzione fra Lombardia e Piemonte. E' lei, secondo i magistrati, la destinataria del presunto finanziamento illecito di circa 31 mila euro erogato dal presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti. A Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, viene contestata una fattura da 31 mila euro emessa, nel gennaio 2019, dalla sua società Omr holding alla società Premium Consulting srl, tra i cui soci c'è Lara Comi, europarlamentare e candidata alle prossime europee con Forza Italia.     La somma sarebbe stata versata sotto forma di una consulenza fittizia che avrebbe avuto come oggetto un testo di poche pagine, reperibile facilmente online. Il nome di Lara Comi era già emerso dalla lettura dell'ordinanza che ha portato a 43 misure cautelari, tra cui quelle a carico dei forzisti Fabio Altitonante, Pietro Tatarella e Diego Sozzani.     Stando a quanto emerso da alcune intercettazioni, definite "rilevantissime" dagli inquirenti,  l'azzurra avrebbe ricevuto 38 mila euro per contratti di consulenza da parte dell'ente per il lavoro e la formazione Afol "dietro promessa di retrocessione di una quota parte" a Gioacchino Caianiello, ritenuto il presunto "burattinaio" delle trame corruttive, e a Giuseppe Zingale, direttore dell'ente che fa capo a  Milano Città Metropolitana. 

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