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Nei volti di quei bimbi il messaggio della Morante

ANGELA BUBBA

Nel ’68, anno politico cruciale per l’Italia come per il resto del mondo, usciva un libro intitolato Il mondo salvato dai ragazzini, firmato da Elsa Morante e che era una sorta di composizione ibrida, un manifesto incandescente che rifletteva sulla storia e la natura dell’uomo, sul dolore del mondo, sul dovere alla sensibilità e sull’anima esile ma fortissima dei più piccoli. La storia di Carlotta ad esempio, ragazzina berlinese di pura razza ariana, che tuttavia rigettava i precetti del Fuhrer e anzi appuntava orgogliosamente la stella giudaica al petto, può essere considerata l’apice del discorso morantiano. Ho pensato proprio a lei, al suo coraggio, alla sua necessaria sfrontatezza, mentre vedevo le centinaia di foto di bambini siriani, centinai di volti e corpi straziati dalle bombe, nel migliore dei casi sopravvissuti miracolosamente, carichi di cicatrici dentro e fuori, mutilati, appesi per sempre a un filo spinato di speranza e orrore.

Una guerra ha il potere di cancellare ogni cosa, questa guerra sta cancellando molto ma il fatto più disperatamente importante continua a evidenziarlo: la presenza dei più deboli, la loro voce urlante attraverso immagini tecnicamente mute, la loro persistenza contro la nostra impotenza. Non se ne vanno, i bambini siriani restano lì, come Carlotta che resisteva contro le leggi naziste, allo stesso modo li vediamo – inconsapevolmente, tragicamente, follemente – resistere allo sbaglio più imperdonabile e grave.

Sembra quasi non interessarci, o interessarci di meno, la sorte di coloro che non sono bambini, di coloro che non hanno pagato nella maniera più feroce: aver perso la vita quando questa era solo all’inizio, essere andati via un attimo dopo l’arrivo.

Specie nelle ultime settimane, siamo stati letteralmente invasi dalle istantanee di questi corpicini, scempiati e persi per sempre, i volti calcificati dalla polvere delle macerie, le guance simili a porcellana, le braccia inerti e spalancate al vuoto. Il 19 marzo, festa del papà, i social letteralmente scoppiavano di post che ritraevano padri siriani in lacrime, alcuni allacciati ai figlioletti senza vita, altri invece, miracolosamente, da quest’ultimi consolati.

Quando Elsa Morante scrisse quel titolo forse prevedeva il futuro, forse davvero l’unico modo per salvare il mondo è affidarlo ai ragazzini. Ragazzini fragili quanto eroici, eterni eppure fatalmente umani, mortali e divini. Noi continuiamo ad osservarli a distanza, attraverso i milioni di pixel che li ritraggono: com’erano e come sono adesso, come sopravvivono anche dopo la morte, come possono (ancora) sorridere.   

ANGELA BUBBA

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