Opinioni

I mille misteri del fu Califfo

Maurizio Zuccari

È finito come i suoi predecessori, Al Zarqawi e Bin Laden, gli altri baubau del terrorismo di marca islamista. Accoppato dai russi, stavolta, non dagli statunitensi, così la possibilità che sia morto davvero e si spezzi la catena di comando c’è, con la fine del califfo nero. Ibrahim al Badri, meglio noto come Abu Bakr al Baghdadi, capintesta dell’Isis, è morto, anche se la notizia è passata sotto silenzio e in ritardo. Se n’é andato coi suoi misteri, compreso quello d’essere al soldo degli Usa dai tempi di Camp Bucca. Per tenere botta il Pentagono ha strombazzato d’avere a sua volta eliminato il gran muftì dello stato islamico, tale Turki al Bin’ali. È anche un duello mediatico quello in Siria, vinto per ora da Mosca con le immagini del raid sugli edifici dove lo stato maggiore dell’Isis s’era riunito per esfiltrare da Raqqa, dal corridoio sud lasciato libero dalla coalizione a guida Usa.

I cacciabombardieri russi li hanno preceduti, impedendo al califfo e ai suoi di ripetere il giochino fatto a Mosul, rifugiandosi a Deir el Zor o sparendo dai radar. Con Al Baghdadi, che voleva prendere Roma e sottomettere l’Europa, sono stati eliminati i vertici dell’Isis, una trentina di comandanti di mezza tacca e oltre 300 miliziani, stando al Cremlino. È un duro colpo per le mire dello stato islamico a Raqqa e forse l’inizio della sua fine in Siria, come in Iraq, ma non segna certo la fine della guerra civile nei due paesi. Anzi, la morte del capo accelerando la frantumazione del califfato alza il livello degli scontri fra le milizie che si contendono le sue spoglie e i grandi attori che le sponsorizzano. Sull’ultima ridotta Isis di Deir el Zor sono piovuti per la prima volta missili balistici iraniani e gli angloamericani martellano i lealisti siriani e i miliziani iracheni filoiraniani che tentano di congiungersi e sigillare la frontiera tra i due paesi e con la Giordania. Dopo l’ennesimo jet siriano buttato giù dagli Usa, il Cremlino ha precisato che ogni aereo della coalizione che volerà a ovest dell’Eufrate sarà un bersaglio. Per la Russia significa riconoscere de facto mano libera ai curdi e ai loro sponsor Usa a est, considerando il corno nordorientale della Siria non più recuperabile per il protetto Assad.
Lo scontro Iran-Usa è in atto. Resta da chiedersi che ruolo recita l’Italia e l’Europa in questo risiko mediorientale. Se conviene giocare a mosca cieca con gli Usa, impelagarsi ancor più in uno scontro con partner economici strategici come la Russia o l’Iran. E stare in una coalizione che colpisce l’Isis a parole e chi lo combatte con le bombe, restando ostaggi del terrore.

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