Opinioni

Il lato oscuro della rete

Maurizio Zuccari

Che la Cia metta la sua longa manus – anzi, il suo lungo naso – negli affari degli altri, amici o nemici poco importa, è cosa nota da sempre, ufficialmente almeno dal 2010. Quando Wikileaks ha scoperchiato, con l’operazione Cablegate, il pentolone degli affaracci della Central Agency che spiava ogni leader mondiale. Da allora è iniziata la fama – e i guai – per Julian Assange e le sue gole profonde, Edward Snowden e Chelsea (già Bradley) Manning, perseguiti dai governi Usa. Il fondatore è ancora rifugiato politico nell’ambasciata ecuadoriana a Londra, Snowden è esiliato in Russia per aver divulgato, nel 2013, un programma sulla sorveglianza telematica di massa, mentre Chelsea, graziata da Obama, dovrebbe finire la sua detenzione (meglio, tortura) a maggio. Ora, un’altra gola profonda – ancora ignota – fa rimbalzare mediaticamente un segreto di Pulcinella che scompare e riemerge come un torrente carsico. La Cia ci spia. Metodicamente, da anni, ricorrendo alle più avanzate e comuni app elettroniche come ai vecchi floppy.

Ma c’è di più. Nelle rivelazioni rilasciate dal Vault 7 (nome in codice del tweet rilanciato dal sito Wikileaks, prontamente oscurato da interessati hacker) non c’è solo il lato oscuro della web technology, la possibilità di essere spiati, intercettati, tallonati restando comodamente seduti sul divano di casa, ma assai di più. C’è la prova provata che dietro a ogni operazione occulta – come di norma è un’azione di spionaggio – si possano lasciare ombre telematiche, impronte digitali imputabili a servizi stranieri di paesi terzi, grazie a un ufficio ad hoc, detto Remote devices branch’s umbrage group. Che la centrale di spionaggio più potente al mondo può, attraverso malware o sistemi di controllo remoto, controllare a distanza non solo tv e telefonini ma auto, camion, aerei e quant’altro. Del resto, da tempo La National security agency organizza campi estivi per gli adolescenti allo scopo di selezionare i tech-minded kids da avviare alla carriera nel mondo della cyber security. E niente impedisce ai cyberpatrioti di osare di tutto e di più, in nome della sicurezza nazionale. Non è un caso che l’ultimo “mistero” svelato da Wikileaks giunga nel mezzo del Russiagate che divampa negli Usa e sia un bell’aiutino per Donald Trump, una sponda alle sue accuse ai servizi deviati, su ordine di Obama o dei suoi collaboratori. Ma non si tratta solo d’una battaglia tra ex presidenti. Il lato oscuro della rete è già dentro di noi, e “l’incalcolabile danno” – a dire deIl’ex capo della Cia Michael Hayden – delle rivelazioni sarà nullo, dopo il solito battage.

MAURIZIO ZUCCARI
Giornalista e scrittore

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