Opinioni

Quanta aria di vintage

Maurizio Guandalini

Al voto, al voto. E' un luogo comune. Un falso sollievo. Momentaneo. Se ci stanno problemoni da affrontare si reclama il voto, il voto. Poi, si vota e il giorno dopo s’incrociano gli stessi problemi di prima. Italiani, agitati. Ci annoiamo. Siam bambini che strabuzziamo gli occhi di fronte al gioco-novità e dopo un nano secondo lo buttiamo partendo alla ricerca di qualcos'altro.
Bim, bum bam, e i problemi, chi li risolve? Sapientino?  Elezioni subito, elezioni dopo la legge elettorale, anche, forse, le elezioni, chissà quando. Lo vogliono gli italiani! I 19 milioni di No sono per elezioni, hanno urlato gli esegeti grillini e leghisti. Prego Cgil e Anpi mandare rettifiche. Roba da tachicardia. Se il referendum è stato un circo barnum triviale, figuriamoci la campagna elettorale politica, già partita. Sarà un mix tra il Boss delle cerimonie e Unti e Bisunti.

E' un bagno di democrazia, certo, evviva, hip hip hurrà,  facciamole. Però, un mese di autoscontro e chiusa lì. Perché, lo dico, spero, senza apparire trombone, ma ci sono anche i problemi del paese. Pare che l'Italia, senza un Governo in forza, i problemi non li risolve, visto che Mattarella ha citato una delle, quattro, priorità del prossimo esecutivo, la ricostruzione delle zone terremotate. Vuol dire che l'amministrazione dello Stato non è capace di camminare con le proprie gambe di fronte alla gestione quotidiana, perché avvolta dal boa della pesta burocrazia. E del proporzionalismo. Altra conoscenza, vecchia come il cucco, che ritorna. 23 diconsi 23 delegazioni di partiti sono state ricevute al Quirinale. 63 governi in 70 anni. Una media di un anno, un mese e dieci giorni. Non si sentivano da un po'  pastoni politici inondati dalle formulette della prima repubblica, pentapartito o giù di lì. Cari giovani prima del referendum del 4 dicembre una ripassata alla storia, no? Proporzionale oggi e nei prossimi anni. Pro-por-zio-na-le. Tutti grideranno vittoria e saranno determinanti. C'è chi starà in tribuna d'onore, chi nel sottoscala. La legge elettorale, armonizzata avrà uno spartito, l'unico possibile,  di fronte ad un esito che prevede una riforma un minuto esatto prima delle elezioni politiche. Alla faccia di uno Stato snello, che funziona, che decide e corre. Ma quali leader forti (con la crisi dei partiti se non ci stanno dei condottieri dove andremo a parare?), in mano ad un padrone. Si punta ad una società per azioni, proporzionale, così si divide meglio il bottino. E la gioventù al potere? Cambio d'armadio: tira aria vintage.
MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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