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Grillo blinda la Raggi tra scintille nel M5S

MOVIMENTO CINQUE STELLE

ROMA Non si placa lo scontro nel M5S dopo la crisi che ha investito il Campidoglio. La deputata 5 Stelle Roberta Lombardi, lunedì a Milano per un confronto con Davide Casaleggio sul caso Roma, rompe il silenzio con un durissimo post su Facebook diretto alla sindaca capitolina Virginia Raggi, con la quale non parla dal giorno in cui, a luglio, abbandonò il mini direttorio. «Qualcuno si è auto definito “lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento” - scrive la deputata romana riferendosi a una frase attribuita all’ex capo di Gabinetto Raffaele Marra, fedelissimo di Raggi - io penso che la definizione esatta sia “il virus che ha infettato il Movimento”. Ora sta a noi dimostrare di avere gli anticorpi».  Il post è accompagnato dal link dell’articolo dell’Espresso sul presunto acquisto, da parte di Marra, di un attico con maxi sconto dall’immobiliarista romano considerato dal Movimento 5 Stelle come uno dei nemici della Capitale.

Dove sono i pareri dell'Anac?

Segue un post scriptum: «Poiché la trasparenza è un valore del M5S - scrive Lombardi - sono sicura che il sindaco Raggi pubblicherà subito i pareri dell’Anac in suo possesso sulle nomine di Marra e Romeo». Continuano a spirare venti di guerra nel Movimento. I vertici indispettiti per lo scontro in atto, tanto da mettere in discussione la sopravvivenza stessa del direttorio, letteralmente spaccato. Nel pomeriggio Beppe Grillo, irritato con Casaleggio per le fughe di notizie e lo scontro in scena sui social network, interviene a gamba tesa. In un post a sua firma, blinda la prima cittadina: «Virginia Raggi è il sindaco di Roma votata da 770.564 cittadini per realizzare il programma del MoVimento 5 Stelle e ha tutta la mia fiducia. Tutto il MoVimento 5 Stelle la sostiene affinché vada avanti e porti a compimento il programma per cui è stata votata dai romani. Punto». Un post che suona come uno schiaffo. «Gli interessi che andiamo a toccare sono enormi ma continueremo a farlo - prosegue - consci dei rischi che corriamo, nel nome del bene comune».

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