Geopolitica
6:00 am, 15 Ottobre 19 calendario

Tutte le crisi esplosive Ecco i focolai delle guerre

Di: Redazione Metronews
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Tutti contro tutti in Siria
La  contrapposizione fra turchi e curdi caratterizza da secoli uno dei tanti conflitti del Medio Oriente, ma non basta da solo a spiegare quello che sta succedendo in questi giorni. Amici e nemici si mescolano in un territorio molto complesso, dove tutti sono contro tutti e si intersecano tanti interessi. E tutto questo fa sì che le posizioni cambino continuamente. E che le rivalità locali siano ormai grimadelli per spalancare la porta del disordine globale. Per cui in Siria nominalmente siamo di fronte a un attacco turco per rendere sicuri trenta chilometri strappandoli ai secolari nemici. In realtà quella miccia coinvolge l’esercito siriano con il rischio di una guerra diretta con Ankara, e dietro Damasco c’è Mosca, e poi Teheran. Gli Stati del Golfo e anche Israele guardano a quella situazione per proteggere i propri interessi di stabilità, e contrastare l’influenza iraniana. La Cina è più presente di quanto appaia, mentre gli Usa sono il riferimento storico della regione, anche se con Trump si stanno disimpegnando tanto da abbandonare gli ex alleati curdi. La Nato di cui la Turchia è membro è in forte imbarazzo. E l’Europa va in ordine sparso, sotto la minaccia di una nuova crisi umanitaria con ondate di profughi, e la paura dei foreign fighters. Il disordine geopolitico e le continue sfide poste all’egemonia occidentale da parte di Russia, Cina e dei loro attuali protetti hanno fatto passare in secondo piano l’allarme jihadismo. In realtà in Siria, Afghanistan e in molti altri territori non sono stati risolti i problemi alla base del fondamentalismo islamico, e il fuoco cova sotto la cenere.
Crisi in tutto il mondo
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Complicazioni e ripercussioni analoghe a quelle delle altre crisi, dalla Libia a Hong Kong, dall’Ucraina al Venezuela. Tutti contro tutti nel disordine mondiale. Con il rischio di una scintilla di troppo. Si alza la temperatura del mondo. Anche quella delle crisi geopolitiche. Le tensioni che sempre più punteggiano il globo stanno tornando ad avere una dimensione internazionale che coinvolge molti attori e soprattutto le superpotenze, non più unite per eliminare le croniche minacce locali (come è avvenuto per un breve periodo nel recente passato), ma di nuovo contrapposte e intente a utilizzare i dissidi locali per rafforzare la propria posizione e mettere in difficoltà l’avversario. Però attenzione, parlare di Usa e Europa da una parte e Russia e Cina dall’altra è oggi una semplificazione, come dimostra la Libia dove le carte sono molto mischiate. E poi gli attori oggi sono tanti: in Kashmir ad esempio la revoca indiana dell’autonomia alla regione musulmana ha innescato la reazione pakistana, e i due Paesi – dotati di arsenale atomico – in passato hanno già combattuto fra loro diverse guerre per questo. In Medio Oriente le crisi locali sono tante, ma si possono leggere in un mosaico complessivo che ha molti punti di partenza, dal jihadismo all’Iran sciita, dalla questione israeliana all’ambizione turca agli interessi delle grandi potenze, inclusa la Cina. E Pechino non ha solo la crisi dei dazi: a Hong Kong è in gioco il futuro della regione e forse degli equilibri mondiali, a seconda di come si risolverà la questione. E il Mar Cinese è una delle aree più pericolose del mondo. Scintille da tenere sotto controllo.
Osvaldo Baldacci
 

15 Ottobre 2019
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