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Se l'ospedale diventa un bosco incantato

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ROMA Quando il buio ci circonda, a volte non resta che chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla fantasia, nell’attesa di tempi migliori. Viaggiare in mondi fiabeschi può essere anche il volano della guarigione, almeno per quella dell’anima.  È intrisa di magia  la storia di Roberta Carnevaletti, fotografa professionista specializzata in ritratti d’infanzia, che con l’ausilio della sua Reflex è riuscita a trasformare la degenza della figlioletta di 5 anni al Bambin Gesù, e della sua compagna di stanza, in un sogno avventuroso tra amazzoni che cavalcano unicorni, principesse, boschi incantati,  animali fantastici e paesaggi meravigliosi, restituendo loro quella dimensione magica a cui ogni bambino dovrebbe aver diritto.
 «Naturalmente  si tratta di fotomontaggi - spiega a Metro Roberta Carnevaletti - ma l’esperienza che hanno fatto queste bimbe  all’interno del reparto ospedaliero, ha donato loro spensieratezza e divertimento e la gioia di creare mondi fantastici, grazie alla libertà di immaginazione di cui solo bambini ed artisti sono capaci».

 Come è nata l’idea della  produzione fantasy?
«Durante il primo lockdown, ad aprile, ho deciso di fare le prime foto a mia figlia per farla uscire con la fantasia dalla tristezza e dalla noia di quel periodo. Volevo evadere insieme a lei dalle costrizioni della quarantena, e iniziare a creare mondi fatati tutti per lei. Nasce così la foto con la tigre gigante, il volo sulla città su un aeroplanino di carta, la navigazione tra le stelle, le carezze all’elefante, l’incontro con l’unicorno, la passeggiata con l’orso, il ballo nel regno dei ghiacci, a parlare con un pesce rosso. E poi le ho fatto fare l’angelo nella farina di una super torta, ha preparato la cioccolata calda di Babbo natale.

Come è successo  di portare la magia in ospedale?
«Qualche settimana fa Letizia non stava bene e quasi all'improvviso, siamo state ricoverate al Bambin Gesù. Avevo tante preoccupazioni sulla salute della mia bambina, ma quando Letizia ha cominciato a star meglio, ho subito cercato il modo di alleviarle la serietà dell’esperienza ospedaliera, creandole intorno un nuovo mondo fantastico. È stato naturale coinvolgere Gaia, la sua compagna di stanza siciliana di 11 anni, nel nostro viaggio, includerla nel racconto e creare lo stesso mondo incantato anche per lei”.

 La reazione dei genitori?
«Queste immagini sono per me la più alta espressione della fantasia. Vedere al di là delle cose, cogliere opportunità laddove sembra ci sia solo sofferenza e dolore. Ribaltare la realtà per tirarne fuori la magia. La mamma di Gaia si è prestata subito al gioco, intuendo che avremmo fatto una cosa fuori dall'ordinario e che sarebbe stata una bella avventura per tutti».

Cosa si porteranno dietro Letizia e Gaia di questa esperienza?
«La speranza  che, nonostante il buio, la solitudine (ricordiamoci che è accaduto in periodo di pandemia) e la voglia di scappare, c’è sempre altro… c’è il bello dietro il tavolino della stanza (usato per cavalcarlo) c’è il bello dietro una settimana trascorsa in un brutto reparto, perché i sorrisi non sono mancati!

Altre mamme ti hanno chiesto di farlo per le loro figlie?
«Sì, alcune me lo hanno chiesto, ma sarebbe bello ripetere l’esperienza per altri bambini in ospedale. Una dottoressa mi ha chiesto il biglietto da visita.  I doni che abbiamo sono strumenti per rendere questo mondo migliore. Noi li mettiamo solo a disposizione. Perciò non metto limiti alla Provvidena».

Dove si possono vedere le foto?
Mi piacerebbe farne una mostra. Per ora sono visibili sul sito: www.momentiditenerezza.com

VALERIA BOBBI

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