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Trump minaccia dazi contro la web tax

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USA Gli Stati Uniti minacciano di imporre dazi doganali punitivi su 2,4 miliardi di dollari di beni di importazione francese, come ritorsione contro la web tax, la cosiddetta “Gafa” (da Google, Apple, Facebook e Amazon), che colpisce i giganti di internet, e in particolare quelli a stelle e strisce. Non solo. Washington è pronta a colpire tutti i Paesi che intendono muoversi in tal senso. Stando a un rapporto del rappresentante commerciale degli Stati Uniti nella Ue, Robert Lighthizer, la Casa Bianca sarebbe pronta a colpire con tariffe doganali fino al 100% anche l’Austria e l’Italia, oltre che la Turchia fuori dall’Unione. Intanto i dazi contro la Francia, che potrebbero scattare il 14 gennaio prossimo, colpirebbero alcuni dei prodotti iconici francesi, tra cui lo champagne, il formaggio Roquefort, i cosmetici e le borse.

La risposta europea

È «inaccettabile», tuona il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, che chiede all’Ue una «risposta forte» e collegiale. Bruxelles non si fa attendere. L’Unione europea, ha annunciato il portavoce Daniel Rosario, «agirà a una sola voce» di fronte alle minacce statunitensi e valuterà «in stretto coordinamento con le autorità francesi i passi successivi». Intanto gli agricoltori francesi chiedono al premier Philippe di non permettere che il settore sia preso «in ostaggio» per una tassa digitale. E l’Italia potrebbe essere il prossimo bersaglio di Trump. Secondo le stime di Coldiretti, se gli Stati Uniti alzassero al 100% i dazi contro la digital tax, sarebbe a rischio mezzo miliardo di export alimentare made in Italy in Usa. Prodotti come Parmigiano, mortadelle e liquori sarebbero del tutto fuori mercato. «Sulla web tax prevista in legge di Bilancio non ci saranno modifiche al Senato - ha detto la senatrice Donatella Conzatti, di Italia Viva - se ci saranno, potranno arrivare in seconda lettura alla Camera».

La web tax italiana

Prelievo del 3% per le imprese con ricavi ovunque realizzati non inferiori a 750 milioni e ricavi derivanti da servizi digitali non inferiori a 5,5 milioni. È il cuore della web tax italiana, prevista dalla Legge di Bilancio 2019, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020. I tre ambiti di applicazione della nuova tassa saranno: la pubblicità mirata agli utenti online, la fornitura di beni e servizi venduti su piattaforme digitali e la trasmissione di dati degli utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale. Seicento milioni sono la previsione di gettito annuo che è stata inserita nel dl fiscale collegato alla Manovra. Ammontano a soli 64 milioni di euro le tasse pagate nel 2018 in Italia dai “big” del web e del software con filiale nel nostro Paese.

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