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Missili, addio disarmo Gli Usa fuori dal Trattato

Nucleare

Gli Stati Uniti hanno confermato la loro uscita ufficiale dal Trattato per il disarmo nucleare Inf, sottoscritto nel 1987 da Ronald Reagan e da Mikhail Gorbaciov, e accusano ancora la Russia di essere "la sola responsabile" della fine dell'accordo che segnò una tappa cruciale del disgelo e della fine della Guerra fredda.  "Il ritiro degli Usa, conforme all'articolo XV del trattato, ha effetto a partire da oggi, dal momento che la Russia non è tornata al suo pieno rispetto", ha dichiarato in un comunicato il segretario di Stato Usa Mike Pompeo da Bangkok, dove partecipa al vertice dei ministri degli Esteri dell'Asean. Mosca questa mattina ha dichiarato che il Trattato Inf viene terminato "su iniziativa" di Washington. 

Mosca. "L'incapacità intrinseca" degli Stati Uniti di scendere a compromessi complica la discussione relativa a nuove idee nel campo del disarmo nucleare e del controllo degli armamenti. Lo ha denunciato il vice ministro degli Esteri russo, Serghei Ryabkov. "Gli Stati Uniti, a mio avviso, non sono intrinsecamente capaci di fare un passo verso qualcun altro", ha spiegato. "Pertanto, è piuttosto difficile dialogare, senza sentire dall'altra parte la volontà di tenere in conto ciò che diciamo loro". Il riferimento di Ryabkov era alla proposta degli Stati Uniti di coinvolgere anche la Cina nei negoziati per il rinnovo del Trattato New Start, per la riduzione armi nuclearistrategiche.

Ue. L'Unione europea "rafferma il suo impegno di lunga data per un disarmo e un controllo efficace delle armi nucleari affidabile, basato sui trattati". Lo ha ribadito la Commissione europea, commentando la fin del Trattato Inf tra Russia e Stati Uniti, sui missili nucleare a medio raggio. "Per questo", ha spiegato un portavoce nel briefing giornaliero, "incoraggiamo a preservare i risultati del Trattato Inf, che ha dato un grande contributo alla sicurezza internazionale ed europea".    "Dato l'aumentare delle tensioni, dobbiamo stare attenti a non imboccare la strada di una nuova corsa agli armamenti che ridurrebbe i risultati significativi raggiunti dopo la fine della Guerra fredda", ha concluso il portavoce, sottolineando che la Ue "accoglierebbe con favore un dialogo attivo sul futuro del Trattato New Start e altre intese per il controllo degli armamenti". Il New Start, accordo per la riduzione degli arsenali nucleari strategici di Usa e Russia, è in scadenza nel 2021.

Addio disgelo. Il trattato-simbolo dell'era del disgelo è giunto dunque definitivamente al suo pensionamento.     Fu una delle pietre miliari sulla strada che condusse il mondo alla fine della guerra fredda: firmato l'8 dicembre 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov, il Trattato Inf, che vieta il dispiegamento di missili a testata nuclearedel raggio tra i 500 e i 5500 chilometri. L'intesa sottoscritta allo storica vertice Reykjavik portò alla distruzione di ben 2692 missili, 846 americani e 1.846 russi. D'improvviso, quell'inverno di 32 anni fa, sembrò che il mondo potesse lasciarsi alle spalle la grande paura nucleare. Da oggi il mondo è tecnicamente privo di un "ombrello" concordato a livello internazionale per quello che riguarda gli armamenti nucleari. Alla fine dell'anno scorso il presidente americano Donald Trump aveva annunciato l'intenzione degli Usa di uscire dal Trattato, dando alla Russia 60 giorni affinché rispettasse "gli impegni" precedentemente presi, a loro volta scaduti lo scorso 2 febbraio. Da allora erano stati dati 6 mesi entro i quali il Trattato poteva essere salvato: niente da fare, tutti gli sforzi politico-diplomatici, le minacce e le reciproche accuse sono cadute nel vuoto, un compromesso per ravvivare l'accordo sotto nuove forme non si è potuto trovare, e oggi - come confermato dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo - l'uscita degli Usa diventa definitiva. E qualche mese fa anche Putin ha seguito l'esempio di Trump, sospendendo a sua volta l'applicazione dell'intesa.

Missili. Al centro della controversia vi sono i missili da crociera russi 9M729, che da detta di Washington sono vietati. Mosca si è sempre rifiutata di disfarsene, accusando di contro gli Usa di mettere in pericolo l'intera "architettura" del controllo degli armamenti strategici con le loro giravolte. I colloqui condotti a Ginevra sul Trattato si sono tutti risolti in un nulla di fatto. Il vero problema, dicono gli esperti, è che rispetto all'accordo del 1987 il mondo ed i suoi contrappesi strategici sono cambiati radicalmente. L'intesa sottoscritta da Usa e Urss non prevedeva solo la riduzione delle armi nucleari, ma in prospettiva la loro completa eliminazione, e in pratica mise fine alla cosiddetta crisi degli euromissili, in sostanza vietando i vettori a raggio intermedio dotati di testata nucleare dispiegati da Usa e dall'Urss in Europa. All'epoca, i missili schierati erano gli SS20 sovietici cui gli Stati Uniti avevano risposto nel 1979 con i Pershing 2 e i Cruise, installati, tra l'altro, anche nella base di Comiso. Oltre trent'anni dopo, a detta degli analisti il vero limite dell'accordo consiste nel fatto che esso esclude la Cina ed il suo arsenale nucleare. L'ipotesi di allargare l'Inf ad altri Paesi era in discussione da oltre dieci anni, ma Pechino - pur mantenendo un profilo basso - ha sempre ignorato qualsiasi approccio, dato che sarebbe chiamata ad eliminare circa il 95% dei suoi missili balistici e da crociera e può liberamente continuare a sviluppare vettori a raggio medio. In generale, per gli Usa il punto è come arginare, oltre Pechino, anche altri Paesi potenzialmente pericolosi, primi fra tutti Corea del Nord e Iran.

Spazio. C'è da dire che gli Stati Uniti stanno pure valutando "l'opzione spaziale", ossia di dispiegare armi nello spazio, compresi laser e satelliti, per intercettare missili nemici: una specie di nuova edizione dello "scudo stellare" di Reagan. L'idea non è solo di disinnescare le potenziali minacce di Pyongyang o di Teheran, ma anche i sistemi di ultima generazione sviluppati in Russia e in Cina.     D'altra parte, è dall'Europa che erano giunti i più sentiti appelli a favore di un mantenimento del Trattato Inf. La Germania, con il ministro degli Esteri Heiko Maas, ha più volte ribadito che l'Inf "tocca i nostri interessi sulla sicurezza in modo elementare", pur ammettendo che il vecchio Trattato, così com'era, "non è più sufficiente", nel senso che sarebbe opportuno includere, appunto, "la Cina e altri Paesi", ipotizzando anche "un regolamento internazionale degli armamenti di nuovo tipo", ivi compresi sistemi di armamenti automatizzati nonché le cosiddette "cyber-armi".       Alle proposte di Berlino, Mosca e Washington hanno reagito facendo spallucce: la tentazione, osservano alcuni analisti, è quella di godere di una "nuova libertà nucleare". Difficile, a questo punto, immaginare che si riesca a mettere in piedi una nuova intesa al posto di quella firmata 31 anni fa da Reagan e Gorbaciov. Quel che ne potrebbe seguire, si teme, è una nuova stagione di riarmo. Nucleare.

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