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Birenbaum e Primo Levi finalmente si apre il Salone

Torino/Salone del Libro

TORINO Non solo libri e passerelle. Ma anche presìdi, flash mob e tanta gente. Si è alzato il sipario sul Salone del Libro al Lingotto dove riecheggiava la polemica terminata con l’esclusione della casa editrice Altaforte, vicina a Casapound. Ma anche fuori, dove, puntuale per l’apertura, c’era il responsabile Francesco Polacchi, indagato per apologia di fascismo: «Le mie dichiarazioni sono state prese come una scusa. C’è un attacco al ministro dell'Interno che io non voglio tirare per il bavero». È su Salvini, infatti, il libro sotto accusa per cui l’autrice Chiara Giannini ha annunciato cause per danno di immagine. Al taglio del nastro c’erano il ministro Alberto Bonisoli, i familiari di Giulio Regeni, il governatore Chiamparino e la sindaca Appendino che hanno rinunciato a parlare per lasciare spazio a Halina Birenbaum, sopravvissuta ad Auschwitz, e al suo racconto dell’orrore nazista. Da sfondo le parole del presidente della Repubblica Mattarella che nel messaggio per il direttore editoriale Lagioia, ha citato Primo Levi e quei valori che ha «vissuto e trasmesso, specialmente la necessità di non dimenticare ciò che è avvenuto negli anni della Seconda guerra mondiale come tragica conseguenza del disprezzo dei diritti di ogni persona». Ma il clima è teso: minacce sui social alla casa editrice Historica-Giubilei-Regnani e striscioni, note di “Bella ciao” e flashmob tra gli stand del Salone che ha preso la forma di una grande kermesse antifascista.

CRISTINA PALAZZO

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