Spettacoli

Con Gifuni e la Devos ecco la crisi dei 50enni

Cinema/Dove non ho mai abitato

ROMA L'architetto Fabrizio Gifuni che non sa che ascoltare se stesso e la borghese che ascolta troppo poco se stessa e non fa che scappare dai suoi sentimenti. 
Il protagonista, cui Gifuni regala una triste energia, non fa che  muoversi sbattendo contro muri di frustrazioni chiamate con altri nomi e scosse d'amore. Il tutto in un film sulle disillusioni che il regista Paolo Franchi definisce “vintage e postmoderno”. 

Ecco “Dove non ho mai abitato”  (da giovedì in sala) in cui Gifuni, affiancato da una sontuosa Emanuelle Devos, per la prima volta recita nel ruolo di qualcuno che avrebbe potuto essere: «Se non avessi fatto l'Accademia, avrei voluto fare l'architetto perché adoro immaginare spazi da riempire e organizzare, ma non somiglio al personaggio che tende a restare lontano da tutto. Io sono un passionale che tende a buttarsi in ogni cosa, a bruciare le distanze». 

Il regista, dal canto suo, confessa di aver scelto «Fabrizio perché ho pensato che fosse l’attore più europeo e adatto. Quello che mi spaventava di lui, però, era il suo aspetto da attore intellettuale; per me gli attori intellettuali sono i peggiori di tutti, non li sopporto. Ma lui non ha questa sovrastruttura, si è fatto in mille pezzi per riuscire a interpretare questo architetto».  

Gifuni  prosegue racontando: «Ho voluto concentrarmi sul lavoro interno, sui movimenti introspettivi, così come la macchina da presa allude soltanto al loro interno. Questa che potrebbe sembrare una restrizione, almeno del punto di vista formale, alla fine si è rivelata una grande opportunità, una possibilità ricchissima di lavorare come farfalle rinchiuse per raccontare di un uomo e di una donna che costruiscono una vera casa per altri mentre demoliscono la loro casa spirituale». 

SILVIA DI PAOLA

 

Spettacoli