Opinioni

Fabio Fazio, il canone e l'uomo-gatto

Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Quatto quatto, gatton gattoni, in silenzio, a Casa Rai fanno e disfano. Hai voglia stare a scrivere, e a sbracciarsi, sull'abbonato in prima fila. Scongiurato l'esodo delle star, sospiro di sollievo. Signori, si cambia. Un corno. Via Campo Dall'Orto è arrivato il nuovo direttore generale, Mario Orfeo, giusto per dire che i big della Rai possono sforare il tetto dei 240 mila euro annui. Di compenso. Quegli 11 milioni di euro, in 4 anni, a Fabio Fazio sono uno schiaffo a disoccupati e pensionati al minimo che pagano il canone, han detto alcuni politici. E gli altri che pagano il bollettino ogni due mesi che non sono disoccupati o pensionati al minimo come si sentono, orgogliosi? E’ come parlare di siccità con il 60% degli acquedotti pubblici bucati che perdono acqua ovunque. Coraggio, cari partiti, invece di fare gli indignati per convenienza dite con chiarezza di togliere il canone. Toglierlo. Non ridurlo o saldarlo ogni due mesi. Via. Non c’entra nulla. La tv pubblica è morta. Non c’è e non ci sarà. Non serve. Nemmeno le tante ipotesi alternative di trasformazione con l’entrata di altri azionisti o degli abbonati si realizzeranno mai. E se, come è giusto che una tv - Rai, La7, Mediaset - stia sul mercato, e quindi paghi le star quanto vuole, però, devono starci senza l’aiutino inconsapevole, diretto, non voluto, obbligato, dei cittadini italiani che pagano la gabella del canone alla cosiddetta tv di Stato. 

Ritorniamo sempre lì. Ma quello è il solo busillis. Voglio trovare un senso a questa situazione, anche se questa situazione un senso non ce l'ha. Perché la politica svicola?  Perché la maggioranza delle associazioni dei consumatori tacciono? Forse perché gli piace tanto pavoneggiarsi nei salotti tv del mattino, pomeriggio, sera e notte inoltrata?  Lo dico ai giornali (e ai giornalisti della carta stampata, troppo complici della tv, preferendo stare seduti nei talk piuttosto di chiedersi se qualche spettatore, che li guarda, legge un loro articolo…eppoi parlano di crisi dell’editoria!), ai periodici e alle tv: fate come prima domanda ai politici se mantengono la promessa di togliere il canone. Lì, su quell'atto di civiltà e di onestà, tributaria e intellettuale,  diritti e doveri, si gioca molto. 

Tranquilli, il patrimonio della tv pubblica rimane. Non ci sarà alcun rogo. Lasceremo i televisionisti  a fare la tv meglio di adesso, chiedendosi, ad esempio, perché l'uomo gatto di Sarabanda, con Papi, su Italia Uno, batte Floris, su La7  e la Berlinguer su Rai 3. A fianco di un Alberto Angela che riesce fare programmi di cultura con altissimi ascolti.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista - Fondazione Istud

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