Opinioni

Mister Donald e Jeffersonia

Maurizio Guandalini

ROMA Pare che Trump tenga appiccicate con lo scotch, alla panza, le lunghe cravatte rosse fino oltre la cintola. Così non si muovono.  L’apparenza prima di tutto. Che è poi il suo karma. A Capitol Hill ha spiegato per bene qual è la sua idea di America, armeggiando più fuffa che sostanza. Ricorda tanto il primo cavaliere Berlusconi che, approdato a Palazzo Chigi, era rimasto deluso perché non aveva trovato il volante per guidare il Paese. Il suo percorso è stato lastricato di trappole. A Trump stanno montando le fobie: le tv e i giornali cialtroni, Obama che gli tende trappole, giudici di sinistra. Qualcosa di vero c’è. E Mr. Donald lotta come un leone. Manda via gente, ne prende altra, sostituisce chi si mette d’intralcio. E’ proprio sui progetti che ha fatto il fantasmagorico dimostrandosi, alla fine, un signor Tentenna qualunque. Viva la Brexit e viva l’Europa; meno soldi alla Nato, viva la Nato; meno impegno nelle guerre, più soldi agli armamenti.
Non c’è dubbio che l’Apprentice della Casa Bianca va lasciato lavorare.  E’ stato votato dagli americani su idee, non su bluff. L’orizzonte sul calendario guarda alle elezioni di medio termine, fra due anni. Se non c’è qualcosa di concreto per quel periodo addio sogni di gloria. Ad iniziare dall’economia dove è ancora un rebus perché non ci capisce come colmare il deficit e abbassare le tasse. Aumentando poi i posti di lavoro. Certo, la borsa va bene. Ma succedeva anche con Obama. Ora, qualcuno  avverta Mr. President che la sua storia non è ambientata a Jeffersonia, il sobborgo immaginario di Washington che narrava le storie della soap-opera, Capitol.

MAURIZIO GUANDALINI, ECONOMISTA E GIORNALISTA

Articoli Correlati
Opinioni