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Sprechiamo ancora troppa energia

Risparmio energetico
M'illumino di meno

Roma - Si può condividere l’auto per andare al lavoro, scegliere la bicicletta, preparare una cena collettiva, aprire la propria rete del wifi, condividere un elettrodomestico, scambiare un posto letto aprendosi all’ospitalità: venerdì torna, per il tredicesimo anno di seguito “M’illumino di meno”, iniziativa nata da Caterpillar (storica trasmissione del pomeriggio su Radio2), tradizionale appuntamento di fine febbraio in cui per un giorno (quest'anno appunto venerdì 24 febbraio) si sceglie di risparmiare energia e a farlo sono anche le istituzioni, spegnendo monumenti e palazzi pubblici. Quest’anno anche il Quirinale sarà a luci spente per dare un segnale simbolico. Ma – per restare in  tema – il quadro è in chiaroscuro. 

«Quando abbiamo iniziato, 13 anni fa, solo tre persone avevano i pannelli fotovoltaici. Uno di questi era un tale Giuseppe Grillo da Genova – ci racconta Massimo Cirri, storica voce di Caterpillar e tra i promotori dell’iniziativa – oggi c’è una grande e cresciuta sensibilità tra le persone. Sono stati fatti passi in avanti. Basti pensare che ci ha scritto un nostro ascoltatore, Marco Ferrari, camionista di Reggio Emilia che il 24 parteciperà guidando con gentilezza e cortesia. Sperando che possa diventare virale». 

Cittadini all'avanguardia

Sembra che i cittadini stiano più avanti delle istituzioni dato che alcuni provvedimenti essenziali latitano ancora. 

Ad esempio non sono stati ancora emanati i decreti attuativi del fondo  ex art. 15 del dlgs 102/14 destinato all’efficientamento energetico degli edifici pubblici. Obbligherebbe a evitare gli sprechi. Come pure nel Milleproroghe la maggioranza ha inserito una norma che ritarda l’obbligatorietà al riscaldamento dell’acqua sanitaria con energie rinnovabili per gli edifici di nuova costruzione. Eppure oggi proprio il Pd presenta in una conferenza stampa una proposta di legge per istituire una giornata nazionale del risparmio energetico. Ma la strada è ancora lunga. 

Risparmi per miliardi

Le tecnologie che consentirebbero di risparmiare sono ormai alla portata di tutti i comuni e i vantaggi sarebbero enormi. Avvenia ha calcolato che in 12 Paesi (Usa, Giappone, Regno Unito, Italia, Canada, Australia, Danimarca, Finlandia, Olanda e Svezia) sono stati risparmiati negli ultimi 5 anni energia per 500 miliardi di dollari. Secondo l’Enea solo per l’illuminazione pubblica ogni cittadino paga in tasse circa 100 euro l’anno. Ogni punto luce costa al comune 103,3 euro l’anno. 

Cosa possono fare le amministrazioni? 

Cambiare l’illuminazione pubblica, ad esempio. Sostituendo le lampade tradizionali con i led si ottiene un risparmio del 90% a fronte di un investimento iniziale che verrebbe poi ammortizzato. Idem con l’illuminazione “intelligente”, con i lampioni che si accendono solo al passaggio di auto o di pedoni. Molto si può fare sul fronte del riscaldamento degli edifici pubblici: spesso negli uffici si suda mentre fuori c’è un sole primaverile. Occorre diminuire i gradi dei termostati e introdurre i contabilizzatori (anche se il Milleproroghe ne ha spostato di un anno l’obbligatorietà).

Di fatto, però, i comuni hanno le mani legate. Come racconta Mario Gamberale su Qualenergia.it, «gli enti locali non possono utilizzare nessuno degli altri strumenti messi a disposizione dallo Stato per incentivare l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili». Non hanno risorse proprie, non possono utilizzare Cassa depositi e prestiti e hanno il vincolo del pareggio di bilancio. La strada, è ancora tutta in salita. 

STEFANIA DIVERTITO

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