Scuola

I Consigli d'istituto e le toppe peggio dei buchi

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Spaventato dalla perdita di voti, ora Renzi avrebbe acconsentito a modificare il punto più insensato del DDL  scuola: il potere autocratico del ‘nuovo’ preside di scegliersi i docenti (senza vincolo di graduatoria, cioè di merito, e neppure di abilitazione specifica! art. 7 co. 3d) verrebbe condiviso col Consiglio di Istituto.

È l’ammissione implicita che le critiche sollevate qui e altrove sono giustificate. Ma solo questo è positivo: perché, invece di azzerare la norma, si punta a salvare la faccia con toppe che aprono altri buchi! Il Consiglio d’Istituto, infatti, non è una commissione di esperti, ma un organo elettivo, ove siedono, col preside, rappresentanti di docenti, genitori, studenti. Ed ecco i problemi.

Già i membri docenti, peraltro in evidente conflitto di interesse, potrebbero divenire vittime e protagonisti di scambi di favori o di ostilità interni al corpo docente. Ma i rappresentanti di genitori e studenti (anche minorenni), a che titolo valuterebbero i nuovi docenti da assumere? Sono forse esperti delle varie materie? Valuteranno la simpatia? L’abito? Raccoglieranno voci? E con quale impegno e completezza, visto che l’incarico del rappresentate d’istituto non è retribuito?

Di certo, una tale trovata tradisce un sostanziale disprezzo della professionalità dei docenti: siano valutati, sì, e severamente, all’atto dell’abilitazione e anche in carriera, ma da commissioni formate da esperti a ciò selezionati. Si premino merito e competenza, non le impressioni.   

GIANFRANCO MOSCONI

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