Milano
3:12 pm, 6 Dicembre 23 calendario

Arrestato ad Abu Dhabi il “furbetto del quartierino” Danilo Coppola

Di: Redazione Metronews
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Era in gita ad Abu Dhabi Danilo Coppola quando è stato arrestato. Da latitante il 56enne romano viveva da almeno un anno e mezzo a Dubai, altra città degli Emirati Arabi Uniti, per sottrarsi al mandato d’arresto internazionale emesso dall’ufficio esecuzione della Procura di Milano. La polizia del Paese del Golfo lo ha poi riportato in carcere a Dubai mettendolo a disposizione dell’autorità giudiziaria emiratina per l’iter di estradizione verso l’Italia. Oltre alla condanna al residuo pena di 6 anni, 5 mesi e 12 giorni della condanna definitiva a 7 anni per il fallimento del Gruppo Immobiliare 2004, e delle società Mib Prima e Porta Vittoria, l’immobiliarista ha in corso altri due processi nel capoluogo lombardo. Uno per reati fiscali nato dal primo filone di indagini della GdF e dei pm Mauro Clerici e Giordano Baggio e un secondo per una presunta tentata estorsione al gruppo Prelios. Per quest’ultima vicenda la Procura aveva ottenuto nel maggio 2021 una misura di custodia cautelare in carcere rimasta ineseguita per il no della Svizzera, dove Coppola era stato all’epoca rintracciato, alla procedura di consegna.

Coppola latitante da 17 mesi

Dopo quasi 17 mesi finisce così  la latitanza di Danilo Coppola. Immobiliarista, classe 1967, nato a Roma da famiglia siciliana, cresciuto nella periferia della borgata Finocchio, inizia a notarsi presto nella Capitale dove conquista il soprannome di ‘Er cash’ trasformando semplici terreni in abitazioni di lusso, un fiuto che lo porta presto a Milano. Nel capoluogo lombardo compra alcuni stabili in Montenapoleone e in via Manzoni, mentre a Roma inaugura il cinque stelle Daniel’s Hotel, sono anche gli anni in cui acquisisce diverse partecipazioni azionarie – in primis Banca Nazionale del Lavoro (Bnl) e Mediobanca dove la sua quota sfiora il 5% – e decanta il suo amore per la squadra della Roma. La fama di uno degli uomini più ricchi d’Italia si accompagna, però, ai primi guai giudiziari quando diventa protagonista delle scalate Bnl e Antonveneta. Nell’estate del 2005, insieme ad altri immobiliaristi romani, al banchiere Gianpiero Fiorani e ai finanzieri Emilio Gnutti e Stefano Ricucci, si trasforma in uno dei “furbetti del quartierino», definizione di un’intercettazione telefonica trasformata in titolo giornalistico.
Il 1 marzo 2007 viene arrestato con le accuse di bancarotta, riciclaggio, associazione a delinquere e appropriazione indebita. Dopo 104 giorni di isolamento,  durante la quale tenta un’evasione, gli vengono concessi gli arresti domiciliari: soffre di claustrofobia e la vita carceraria è insostenibile per lui stabiliscono i periti. Guai fisici che non lo salvano da altre sentenze come quella di bancarotta fraudolenta per la Micop, sentenza da cui viene assolto con formula piena nel maggio 2013. Anche la procura di Roma indaga e condanna Coppola che nel 2016 viene arrestato dalla Guardia di finanza di Milano con l’accusa di bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte in relazione all’indagine sulla Porta Vittoria, la società che avrebbe dovuto riqualificare l’omonimo quartiere milanese. Processo che porta alla condanna per cui ora dovrà tornare dietro le sbarre.

Condanne e processi in corso

Coppola viene condannato nel febbraio 2020 a sette anni per il crac del Gruppo Immobiliare 2004, di Mib Prima e di Porta Vittoria, sentenza che diventa definitiva con la Cassazione nel luglio 2022. La battaglia a difesa della sua innocenza si sposta dalle aule di giustizia anche a Instagram. «La mia persona e i miei familiari, da 15 anni subiscono procedimenti creati da alcuni pm che, con spirito di squadra, si dilettano a contestare reati societari che nelle sedi civili si sono rivelati contrari alle loro tesi, anche con sentenze passate in giudicato. La verità è che ho ingenuamente pagato, negli ultimi 15 anni, circa 180 milioni di euro al fisco per debiti tributari inesistenti». Dopo l’ordine di carcerazione, nel quale la pena da scontare è stata calcolata dal pm di Milano Adriana Blasco in 6 anni, 2 mesi e 12 giorni  e dopo il verbale di “vane ricerche” sul territorio italiano, viene firmato il mandato d’arresto internazionale. «Sono ricercato. C’è un ordine di custodia cautelare nei miei confronti. L’ho saputo e ho preferito non farmi trovare. Non vorrei fare l’ennesimo carcere preventivo per poi essere di nuovo assolto» dice da una località segreta, concedendo un’intervista telefonica al Corriere della Sera. «Me ne starò nascosto e posterò tutto: le carte dei processi, le informative fra procure, le assurdità sui miei rapporti con la Banda della Magliana. Mi hanno arrestato perché davo fastidio ai poteri forti, i miei processi hanno dato spettacolo, in 18 anni ne ho subiti oltre trenta, spesso sono stato assolto» sostiene raccontando la sua verità. Intanto però Coppola è imputato davanti alla seconda penale (sentenza il 9 gennaio), con altri tre nel processo che vede al centro accuse scaturite dall’inchiesta principale sui crac Gruppo Immobiliare 2004, Mib Prima e Porta Vittoria. Tra i casi di questo procedimento c’è la bancarotta per il fallimento nel 2015 della srl Editori per la finanza, di cui Coppola sarebbe stato amministratore di fatto. Inoltre, in un altro processo, è accusato di tentata estorsione ai danni di Prelios, società di gestione del risparmio proprietaria del complesso immobiliare Porta Vittoria.

6 Dicembre 2023
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