«Con i colori racconto gli stereotipi di genere»

  • Matteo Bussola

INTERVISTA Ma davvero esistono cose “da maschi” e cose “da femmine”? Perché una bambina che gioca a calcio è un maschiaccio e un bambino che vuole fare danza è una femminuccia? Nel suo nuovo libro “Viola e il blu” (Salani, p.180, euro 14,90) Matteo Bussola indaga gli stereotipi di genere attraverso gli occhi di una bambina, Viola. Partendo dal più scontato: è sconveniente che ai bambini piaccia (o indossino) il colore rosa, ed è allo stesso modo sconveniente che alle bambine piaccia (o indossino) il colore blu. 

A chi è rivolto questo libro? 
«Non è semplicemente un libro girl power ma un libro human power. Pensi che io per il semplice fatto che sono un uomo che condivide il 50% dell’attività domestica con la mia compagna sono stato definito un “mammo”.  Non è accettata questa parte “tenera” “di cura” di un padre. Questo è speculare a quando si dice che c’è una donna con le palle, semplicemente perché è tenace…».

Il blu è il colore dei maschi?
«No. Fino a qualche decennio fa, a inizio del secolo scorso era il contrario: il rosa era considerato il colore dei maschi e il blu quello delle femmine. Viola che ama il blu e viene presa in giro a scuola scoprirà da suo padre, pittore, che il velo mariano è sempre stato rappresentato azzurro, mentre Dio è sempre rappresentato in telo rosa…».

Quanti stereotipi dobbiamo ancora abbattere?
«Tanti. Ancora oggi il bambino maschio viene educato ad avere paura della propria fragilità. Gli viene detto di non piangere perché deve fare l’ometto. Mentre a una bambina si dice che deve fare la brava, che vuol dire stare zitta». 

Che rispondiamo alle persone che dicono ancora oggi a una ragazza o una bambina: non sei abbastanza femminile? 
«Ammesso e non concesso che ci siano alcune tonalità dell’animo che sono prevalentemente femminili o maschili, bisogna avere il coraggio si dire che tutti noi abbiamo dentro una parte maschile e femminile. E che tutti, indipendentemente dal genere, abbiamo diritto di accedere alla dolcezza e alla tenerezza, alla forza o alla determinazione, senza che nessuno possa etichettarci o frustrarci».

ANTONELLA FIORI