«Con una storia d'amore rivivo la mia guerra»

  • Imma Vitelli

INTERVISTA Lo puoi leggere come una seduta psicoanalitica, una presa di coscienza. Un romanzo d’esordio fortissimo, aspro, ma anche pieno di compassione “La guerra di Nina” di Imma Vitelli (Longanesi, 300 pagine, 16,90 euro), storia d’amore tra il fotografo siriano Omar e la giornalista d’assalto italiana Nina che, arrivati ad Aleppo, in Siria, vengono separati e lei rapita dall’Isis. Un racconto che è anche la guerra di Imma, adesso solo scrittrice ma per dieci anni inviata di Vanity nei maggiori conflitti internazionali tra Libano, Afghanistan, Siria. 

Nina lascia il posto sicuro in redazione e parte per il fronte. Proprio come lei. 
«C’è molto di me in questa giovane donna spericolata che vuole andare nei posti dove non va nessuno. Come Nina, sono arrivata alla mia prima guerra nel 2006 in Libano, invasione israeliana, totalmente inconsapevole, con gli infradito. E sono andata subito al fronte». 

Perché si è sottoposta a questo? 
«Ero attratta da un ignoto che avevo rimosso… Le guerre ce le portiamo dentro se le rimuoviamo». 

Qual era la sua guerra?
«A 15 anni mi sono trovata davanti alla morte di un mio amico. Era una meravigliosa giornata al mare e lui è morto all’improvviso in acqua per un aneurisma. La mia esperienza personale durante l’adolescenza mi ha preparato a diventare inviata di guerra. Mi sono resa conto che andando in guerra mi muovevo verso una cosa sconosciuta ma che ero pronta a rivivere».

Lei racconta l’amore di Nina per Omar come una febbre. Una storia vissuta sotto le bombe è più forte, più vera?
«Nina rappresenta una parte di me più giovane che ha vissuto una forma di amore malata. Una passione così forte è sempre scatenata da una perdita. Quello di Nina è un salto feroce dentro la guerra ma soprattutto dentro una ferita». 

Lei cosa ha capito della guerra?
«Ho visto paesaggi apocalittici cosparsi di cadaveri, crocifissioni. Però a fianco della casa degli orrori c’era sempre un giardino. Oggi so che la guerra è odio ma anche amore. E come scriveva mistico Rumi: “Un giorno ci incontreremo in un campo aperto oltre le buone e le cattive azioni”». 

ANTONELLA FIORI