Il master, carta in più per trovare lavoro

  • Lavoro

ROMA La formazione continua ad essere il passaporto per un lavoro anche in un momento così delicato, condizionato dalla tempesta perfetta pandemia/crisi economica. Qualcosa si muove, infatti, per quella categoria di giovani che frequentano un master. A confermarlo è la società di ricerca e selezione del personale "Radar Consulting Italia". Secondo i dati di "Radar Consulting Italia" i settori produttivi di maggior sbocco occupazionale sono quello alimentare, farmaceutico, quello dell' hi-tech, dei trasporti ed i settori bancario, assicurativo, energia, arredamento e servizi in generale.

Dal punto di vista delle professionalità e delle mansioni i maggiori sbocchi occupazionali hanno riguardato: HR Specialist, selezionatori, formatori, legal and corporate affair, cost controller, credit and frode analyst, key industry advisor, talent acquisition specialist, hr Legal e relazioni sindacali, responsabile formazione del personale, addetti alle politiche attive del lavoro, sales account, hr generalist, people care e welfare, addetti all'amministrazione del personale.

Chi è stato assunto in questo periodo, è abituato a lavorare da casa. Molti di questi ragazzi non hanno mai incontrato di persona il proprio datore di lavoro, né hanno ancora avuto occasione di visitare la propria sede aziendale. Una situazione assai curiosa, se pensiamo che per secoli, e fino a qualche mese fa, la stretta di mano ha rappresentato il suggello dell’inizio di un rapporto di lavoro. Lo smart working, inoltre, ha favorito la creazione di una nuova occupazione, oltre che il proseguimento di tante attività lavorative già in essere. Solo con gli strumenti e con le tecnologie di dieci anni fa, tutto questo, indubbiamente, non sarebbe stato neppure immaginabile.
 
Un risultato che all'arrivo della pandemia sembrava tutt'altro che scontato. «Lanciare più di mille carriere in un’annata come questa è qualcosa che all’inizio ci sembrava impossibile - spiega Ernesto D’Amato, CEO di Radar Consulting. - Al momento del lockdown di marzo 2020, la prima reazione del mondo delle imprese era stata quella di sospendere i piani di assunzione e di inserimento in qualsiasi forma. Noi avevamo molti allievi in procinto di iniziare il lavoro o lo stage, quando, nel giro di poche ore dalla comunicazione del lockdown, tutto veniva rinviato a data da destinarsi». Poi la situazione si è sbloccata. «E’ stato grazie alla straordinaria capacità di adattamento delle aziende italiane e allo smart working, che nel giro di pochi mesi sono ripartite gradualmente sia le assunzioni, sia gli stage: oggi possiamo dire che la situazione di stallo iniziale è stata ampiamente recuperata». 
 

 

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