La corte tedesca dà ragione a Greta

  • Clima

Ha ragione Greta, il prezzo del cambiamento climatico non può gravare così tanto sulle future delle generazioni. A dirlo non un collettivo di adolescenti ma  la Corte costituzionale tedesca che ha accolto i reclami di un gruppo di giovani attivisti di Fridays for Future per i quali la legge tedesca sulla protezione del clima si dà tempi troppo lunghi. La Corte costituzionale di Karlsruhe chiede quindi al governo federale di avvicinare gli obiettivi sulla riduzione delle emissioni dopo il 2030 entro la fine dell’anno.  Secondo la Corte le mancanze della legge sul clima violano i diritti dei querelanti, molti dei quali molto giovani.  In particolare, i giudici  ritengono che la legge per la protezione del clima del 2019 sia «in parte incompatibile con i diritti fondamentali», mancando di indicazioni sufficientemente chiare sulla riduzione delle emissioni a partire dall’anno 2031.  Le cause erano state presentate principalmente da giovani, che sono stati sostenuti nello sforzo da diversi gruppi ambientalisti. Il Bundestag e il Bundesrat avevano approvato il pacchetto clima del governo federale alla fine del 2019. Secondo l’accordo sul clima di Parigi - che costituisce la base della legge tedesca - l’aumento della temperatura media globale deve essere limitato a ben meno di due gradi e, se possibile, a 1,5 gradi, al fine di mantenere le conseguenze del cambiamento climatico il più basso possibile.
 Entusiasta il commento di Luisa Neubauer, la leader di FridaysForFuture in Germania: «Abbiamo vinto», ha scritto su Twitter, «ed è una cosa enorme. La difesa del clima non è una 'cosa carinà da ottenere, bensì un diritto fondamentale. Ora continuiamo a combattere, per una politica dei 1,5 gradi, che protegge le nostre libertà del futuro, invece dimetterle a rischio».

 

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