Claretta che amava il duce ma ammirava Hitler

  • libri/Mirella Serri

L’immagine del corpo oltraggiato di  Claretta Petacci appeso in piazzale Loreto, accanto a quello del duce. È una delle istantanee tragiche della nostra storia. Da quella ferita dipende forse in parte una mitizzazione post mortem della figura di Claretta, la donna innamorata, disposta a tutto per difendere il suo uomo. C’è una parte di verità ma non tutta, secondo la saggista Mirella Serri, che in “Claretta l’hitleriana. Storia della donna che non morì per amore di Mussolini” (Longanesi, p.300, 18 euro) la ritrae  come  una donna scaltra, ambiziosa, capace di un ruolo politico autonomo.

Chi è stata Claretta Petacci?
«Una donna intelligente, sinceramente innamorata di Mussolini ma anche tesa ad acquisire potere nel regime fascista. È dimostrato durante la Repubblica di Salò il suo rapporto diretto con i nazisti e con Hitler, di cui era una fervente ammiratrice. Era anche una convinta antisemita e la sua famiglia si arricchì ricattando gli ebrei vittime delle leggi razziali.  

Una Claretta nazista.
«Aveva rapporti diretti con gli uomini del Führer. Una  spia tedesca racconta che quando lei era a Gardone, Mussolini le scriveva ogni giorno e sulle lettere c’era sempre il messaggio “stracciare stracciare”. Lei prima di stracciare fotografava le lettere per consegnarle all’ambasciatore Rahn, molto vicino a Hitler. Avrebbe voluto essere lei a tenere i rapporti con i tedeschi, Mussolini la frenava».  

Perché invece ne abbiamo un’immagine diversa?
«Da un lato il modo in cui è morta. È assodato che l’ordine di esecuzione ai partigiani riguardasse non solo il duce ma anche lei, proprio per il suo ruolo con i tedeschi, perché riconosciuta “portavoce degli interessi di Hitler presso Mussolini” e per le appropriazione di denaro pubblico. Poi dopo lo scempio di piazzale Loreto e le polemiche successive, i partigiani hanno preferito accreditare l’idea che lei si fosse immolata facendo scudo al corpo del duce con il suo, quindi  la sua morte era stata un incidente. Una versione streotipata, quella della vittima sull’altare dell’amore,  che è andata bene anche a generazioni di storici. Invece lei non aveva nessuna intenzione di sacrificarsi.
PAOLA RIZZI